Sullo sfondo di cinquanta anni della nostra storia, dal 1944
al 1993, s’intrecciano vite di personaggi esemplari, nel bene e nel male, in
parte d’invenzione e in parte tratti dalla realtà. Amaritudine, antico vocabolo che vuol dire amarezza, affanno,
afflizione, richiama il disagio che gli italiani onesti, leali, volenterosi
provano nel doversi mescolare a una società sempre più spregiudicata, volgare,
ingannatrice, corrotta e senza ideali. L’autore non esprime giudizi, ma parla
di “acrobati, giocolieri, pagliacci” e assegna all’ingenuo e sfortunato
Gualtiero il ruolo della vittima, talvolta colpevole di non voluta complicità.
Senza tuttavia perdere la speranza in un’Italia migliore e solidale nel bene in
cui lo stesso titolo, nelle sue quattro lettere iniziali “amar” – come amore –,
vorrebbe essere l’auspicio di chi scrive e per chi legge.
“Massimo Griffo ha dimostrato una lunga fedeltà alla sua vocazione di scrittore
e di intellettuale, dal giovanile Futuro
anteriore sino a questo romanzo della maturità Amaritudine, che per il suo respiro complessivo si pone come un
affresco narrativo della società italiana nel corso di cinquant’anni del nostro
Novecento. Massimo Griffo affronta gli snodi e le figure fondamentali della
recente storia italiana con spirito problematico, con la passione civile e
letteraria di chi ha partecipato e testimonia in prima persona, con una vena
memorialistica intrisa di dolente saggezza, che conferiscono alla sua pagina un
valore di specchio dinanzi a un diffuso disagio contemporaneo”. (La Giuria del
Premio Roma)
I edizione: febbraio 2008
I ristampa: febbraio 2009
Sullo sfondo di cinquanta anni della nostra storia, dal 1944
al 1993, s’intrecciano vite di personaggi esemplari, nel bene e nel male, in
parte d’invenzione e in parte tratti dalla realtà. Amaritudine, antico vocabolo che vuol dire amarezza, affanno,
afflizione, richiama il disagio che gli italiani onesti, leali, volenterosi
provano nel doversi mescolare a una società sempre più spregiudicata, volgare,
ingannatrice, corrotta e senza ideali. L’autore non esprime giudizi, ma parla
di “acrobati, giocolieri, pagliacci” e assegna all’ingenuo e sfortunato
Gualtiero il ruolo della vittima, talvolta colpevole di non voluta complicità.
Senza tuttavia perdere la speranza in un’Italia migliore e solidale nel bene in
cui lo stesso titolo, nelle sue quattro lettere iniziali “amar” – come amore –,
vorrebbe essere l’auspicio di chi scrive e per chi legge.
“Massimo Griffo ha dimostrato una lunga fedeltà alla sua vocazione di scrittore
e di intellettuale, dal giovanile Futuro
anteriore sino a questo romanzo della maturità Amaritudine, che per il suo respiro complessivo si pone come un
affresco narrativo della società italiana nel corso di cinquant’anni del nostro
Novecento. Massimo Griffo affronta gli snodi e le figure fondamentali della
recente storia italiana con spirito problematico, con la passione civile e
letteraria di chi ha partecipato e testimonia in prima persona, con una vena
memorialistica intrisa di dolente saggezza, che conferiscono alla sua pagina un
valore di specchio dinanzi a un diffuso disagio contemporaneo”. (La Giuria del
Premio Roma)
I edizione: febbraio 2008
I ristampa: febbraio 2009
Polistampa, 2008
Pagine: 392
Caratteristiche: br.
Formato: 15x21
ISBN: 978-88-596-0353-5
Collana:
Selezione Narrativa Polistampa, 27
Settore: