Dopo Pontormo (2008), Piero di Cosimo (2010), Orazio Gentileschi (2016), Agostino Tassi (2017), Angelo Caroselli (2024), Tazartes...
Dopo Pontormo (2008), Piero di Cosimo (2010), Orazio
Gentileschi (2016), Agostino Tassi (2017), Angelo Caroselli (2024), Tazartes torna
al «primo amore», la pittura ferrarese, nella fattispecie a Ludovico Mazzolino,
già oggetto della sua tesi di laurea. Mazzolino le era parso subito un «pittore
intrigante», quando all’Università di Torino il suo professore le aveva mostrato
l’immagine in bianco e nero di una pala da tempo perduta, qui illustrata da una
stampa fotografica conservata ai Tatti, Biblioteca Berenson di Firenze. Il
«vero volto» di Mazzolino, che Giorgio Vasari chiamava Malino, è rimasto a
lungo nell’ombra, citato in modo approssimativo o a sproposito, come ben spiega
Tazartes. Ma poi, sulla fine del secolo scorso, le aperture di Roberto Longhi,
Federico Zeri, Mina Gregori iniziarono a chiarire alcuni aspetti oscuri,
indagati poi, soprattutto a partire dal 2002, da studiosi come Alberto Ballarin,
Andrea De Marchi e altri. Mi preme a questo proposito precisare che io stessa,
nella prima guidina degli Uffizi del lontano 1998, sulla scia di altre
autorevoli opinioni, avevo mantenuto l’attribuzione a Mazzolino per una vivacissima,
affollata tavoletta con la Strage degli
innocenti, che allora stava agli Uffizi in una stanzina di ponente. Il
dipinto, amatissimo dai suoi proprietari sin dal Cinquecento, del quale esiste una
variante alla Doria Pamphilj a Roma, e una versione autografa al Rijksmuseum di
Amsterdam, era entrato in Galleria nel 1602, come documentai più ampiamente nel
2001 (Uffizi. Arte storia collezioni,
p. 227), oltre a riferire dei diversi spostamenti sino all’esposizione, agli
inizi del 2000, nel cosiddetto Gabinetto degli emiliani nella galleria di
levante. In quell’occasione lo attribuii a un anonimo artista ferrarese, e a riprova
di quanto del Mazzolino si possano confondere le origini stilistiche, spesso
identificate nel Nord, e le autografie, rammentavo che quella tavoletta
risultava nel 1637 in Tribuna come opera di Bruegel. Altri studiosi, poi, hanno
proposto attribuzioni confluite in un misterioso Monogrammista IA, forse Jacopo
Paniccianti. Questo per dire che Mazzolino, con il suo entourage, è davvero
artista complesso e affascinante, e lo dimostrano le opere che Maurizia commenta
dopo aver ricostruito influenze e precedenti illustri, fra cui Jacopo Bellini,
Dürer, Giorgione e perfino Raffaello, e dopo aver ripercorso capillarmente la biografia
storica del pittore che lavorò, fra gli altri, per Lucrezia Borgia e il duca
Alfonso I d’Este.
Data recensione: 01/11/2025
Testata Giornalistica: Arte Dossier
Autore: Gloria Fossi