Competenza, erudizione e cultura a parte, se c’è una dote che va riconosciuta a Maurizia Tazartes, storica e critica d’arte
Un pittore eccentrico nel micromondo di Campo Marzio a Roma
fra rigattieri, soldati, avventurieri, intellettuali, alti prelati, principi,
straccioni, streghe e dame. Le doti di Maurizia Tazartes
Competenza, erudizione e cultura a parte, se c’è una dote
che va riconosciuta a Maurizia Tazartes, storica e critica d’arte, nonché
autrice di libri che spaziano dal XIV secolo fino all’arte contemporanea, è
l’onestà intellettuale. Infatti, ad apertura di libro, a pagina 9 della sua
ultima fatica dedicata ad Angelo Caroselli, si può leggere che a furia di
sbirciare fra i vicoli di Roma popolati da sgherri, artisti, maghi e
avventurieri del secolo di Bernini, l’autrice si è imbattuta in un «singolare
pittore, Angelo Caroselli recentemente riemerso attraverso una gran mole di
documenti pubblicati nel 2015 da Marta Rossetti preceduta nel 2011 dalla
monografia di Daniela Semprebene». Non tutti lo avrebbero fatto, anche perché
l’autrice scrive che utilizza quelle informazioni nel suo libro e ringrazia. Un
segno di stile, raro in uno mondo dove tutti sgomitano.
Questo, però, non vuol dire affatto che l’agile libro di Tazartes sia il calco
di quello di Marta Rossetti, anche perché le scelte dell’autrice mirano ad allargare
il punto di vista inserendo Angelo Caroselli nel variegato micromondo della
Roma barocca, che era, però, pure la ribalta più importante di quel secolo,
almeno dal punto di vista artistico e, in parte, anche politico. Ciò che
interessa all’autrice è ricostruire il clima e restituire le beghe, le
polemiche e gli sgambetti fra i pittori che vivevano intorno alla zona di Campo
Marzio. Fra i vicoli di questo rione della città papale si agitavano
rigattieri, soldati, avventurieri, intellettuali, alti prelati, principi ricchi
e poveri straccioni, streghe e dame che erano la vera anima di Roma.
Figlio di un rigattiere, Angelo Caroselli ebbe il singolare destino di essere
due volte pittore, nel senso che dipinse sia opere di soggetto sacro o profano,
come il suo «Salomone e le due concubine», buono per la grande pittura
ufficiale, ma pure capricci e stramberie come la «Negromante» o suggestive
scene di stregoneria.
Scritto magistralmente, il libro ci racconta gli intrecci di amicizia e
rivalità fra pittori come Agostino Tassi, Pietro Paolini e Giovanni Baglione
che scambiò una tela di Angelo Caroselli addirittura per quella di Caravaggio.
Data recensione: 05/02/2025
Testata Giornalistica: Il Giornale dell’Arte
Autore: Marco Bussagli