Matrimonio di sangue
Toscana Folk, 13-03-2008, Alessandro Bencistà
Da Prata ancora un libro sulla Pia, dopo i due saggi di Nella e Veraldo Franceschi (1995 TF n. 1 1996 e 1997 TF n. 3 1997), undici anni dopo quello di Enzo Donnini cui abbiamo accennato nel n. 5 (marzo 2000) di TOSCANA FOLK. La dolorosa storia della sposa di Siena, dopo le due terzine scritte da Dante nel quinto canto del Purgatorio, vanta diverse rielaborazioni: poemetti, romanzi, tragedie, bruscelli, cantate. Ci soffermiamo sulle più note, dall’Ottocento a oggi: il poemetto in 258 ottave del pistoiese Bartolommeo Sestini (1822), la tragedia di Carlo Marenco (1838), che aprono la serie dei più brevi poemetti popolari: il più famoso quello di Giuseppe Moroni detto il Niccheri, 54 ottave edito dalla Salani (1873); nella stessa collana una Pia di 35 ottave firmata da Giuseppe Baldi (1889); ancora un non meglio identificato P. Pio da Palestrina detto il Ramano, 45 ottave senza data dell’ editore Campi di Foligno. E poi la ricordiamo nei romanzi popolari: M.Onip, Pia de’ Tolomei romanzo storico, ed. A.Bietti, Milano 1895; Diana da Lodi, Pia de’ Tolomei Romanzo storico, Ed. Nerbini, Firenze 1900 (…). Pia de’
Tolomei è inoltre protagonista di maggi drammatici, di bruscelli e infine si inserisce nel repertorio dei cantastorie, da Eugenio Bargagli, a Mauro Chechi. L’ultimo romanzo porta la firma di Mario Sica che, si legge nella breve scheda biografica, vive a Prata e quindi non può non aver conosciuto Nella e Veraldo, di cui sviluppa le conclusioni circa l’identificazione di Pia con Pia di Ranuccio Malavolti, ipotesi già formulata nel romanzo di Decimo Mori, La leggenda della Pia (Ed. Bemporad, Firenze 1907), il primo ad accostare le figura di Pia Malavolti alla dolente Pia dantesca. Il libro di Sica, edito da Pagliai Polistampa, è appena uscito e porta il titolo Matrimonio di sangue, una storia d’amore e di avventure preceduta da una presentazione di Franco Cardini che ovviamente non può fare a meno di rilevare certe somiglianze con altri famosi romanzi storici (ancora un manoscritto da cui muove la vicenda) cui fa riferimento l’autore. Non ci vogliamo addentrare nel riassunto del romanzo che non si distacca da simili usciti dopo il primo poemetto di Bartolomeo Sestini del 1822, che almeno ha la correttezza
di scrivere nel titolo che si tratta di una leggenda romantica. Sorvoliamo sul “personaggio di sicuro spessore storico” cui accenna Cardini per spendere invece qualche parola a favore delle tanto disprezzate “storie che si cantavano nelle fiere” che hanno creato ed alimentato il mito, soprattutto quella del Niccheri fiorentino che ancora si tramanda a memoria in mezza Toscana; senza quelle storie in ottava rima il personaggio di Pia probabilmente non sarebbe mai uscito dai sublimi versi del Purgatorio dantesco. Noi siamo d’accordo con Nella Franceschi: “La Pia dal nome dolce come un soffio continua ad emozionare il mondo intero, emblematica espressione di un personaggio amato, sofferto e misterioso. La Pia è leggenda o mito? La leggenda serve a spiegare un evento storico o un fatto privo di fondamento arricchito dalla fantasia popolare che lo rende più umano, destando così interesse. Il mito, concepito come ai vecchi tempi, è una narrazione ricca di simboli che acquista grandezza e creazione poetica più forte della leggenda e diventa spesso d’importanza universale”.  
Matrimonio di sangue