Il Pinocchio più bello del mondo è questo
Il Domenicale, 23-02-2008, Fabio Canessa
Nel cinema di Fellini, le figure di Leopardi e Pinocchio si sovrappongono spesso. Fu Alberto Savinio che definì il romanzo di Collodi «la Bibbia del cuore» e anche questa suggestiva etichetta può spingerci a pensare che fra il poeta di Recanati e il burattino toscano (o «fantoccio spirituale», come lo chiamò Benedetto Croce) ci siano affinità più sottili della comune ambientazione  borghigiana. L’occasione per rileggere il libro italiano più tradotto nel mondo ci viene ora con la lussuosa ristampa anastatica del
monumentale volume pubblicato nel 1983 dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi di Pescia, in occasione del centenario della prima edizione, per cui Sigfrido Bartolini, recentemente scomparso, spese dodici anni di lavoro e «pazienza a chilometri» per realizzare 309 xilografie che dovevano illustrare il testo. Finì invece con l’interpretarlo, come sostiene Mauro Pagliai nella nota introduttiva: «l’ha riletto, rivissuto, rigenerato. Potremmo dire – senza mancar di rispetto a Collodi – che l’ha riscritto».
Nello spirito
più autentico di quel profumo di antica Toscana che le pagine di Lorenzini serbano intatto, con capolettera e fregi dal fascino fiabesco, attingendo dalla tradizione bozzettistica toscana, quella delle veglie al focolare e delle atmosfere di Renato Fucini, e trasfigurandola in un lirismo personalissimo che tiene insieme la suggestione dei paesaggi e il suggerimento di una dimensione simbolica che si sublima nel fantastico. Quasi un testo a fronte che narra il romanzo per immagini e, contemporaneamente, un nuovo saggio sul libro più studiato della nostra letteratura.
Le avventure di Pinocchio
Illustrato con 309 xilografie di Sigfrido Bartolini