Fasti e misfatti
Arte In, 01-10-2007, Maurizia Tazartes
Chi vuole essere guidato nei meandri dell’arte moderna e contemporanea, e soprattutto nei suoi "fasti e misfatti", come recita il sottotitolo, non può fare a meno di leggere il libro di Sigfrido Bartolini intitolato "La grande impostura". Una raccolta di articoli usciti nei quotidiani L’Indipendente, il Giornale e Libero dal 1993 al 2001. Bartolini, pittore e incisore tra i maggiori in Italia, nato a Pistoia nel 1932 e scomparso recentemente, è stato anche critico d’arte molto attento.
E soprattutto sincero, fuori dalle mode e dagli interessi di mercato, uno "spirito libero e grande", come scrive Vittorio Feltri nell’introduzione. Uno che non si lasciava menare per il naso, per dirla alla toscana. Allievo di Ardengo Soffici, capace nel "mestiere", sapeva cogliere la poesia dell’arte, senza lasciarsi fuorviare da tutto ciò che sapeva di non autentico. Così non ha peli sulla lingua per demolire, con la sua scrittura elegante e ironica, artisti, mostre, critici militanti, spesso
venduti o incompetenti. La 45° Biennale di Venezia del 1993 è vista dal suo occhio lucido come una "grande discarica", in cui si naviga tra "rottami d’auto e di moto, reti e materassi, foto porno, vasi da conserva, resti di macchinari irriconoscibili, manichini slogati, stracci e plastica". E l’arte dov’è? Bartolini non si lascia certo incantare e non dà spazio, in sostanza, a quella "mafia culturale" di cui fanno parte banchieri, finanzieri e massonerie varie.  
La grande impostura
Fasti e misfatti dell’arte moderna e contemporanea