Natura, Scienza, Architettura. L’eclettismo nell’opera di Pietro Porcinai
Linea Verde, 01-10-2006, Biagio Guccione
Dopo la giornata di studio tenutasi il 9 Ottobre 2004 a Firenze dedicata all’opera di Pietro Porcinai è stato pubblicato il volume con gli atti, arricchito da numerosi saggi e testimonianze inedite. Un testo non celebrativo ma un rigoroso approfondimento sull’opera del paesaggista fiorentino. Un altro libro sull’opera di Porcinai. Confesso che ero molto perplesso sulla possibilità di dedicare un altro volume sull’opera del grande paesaggista fiorentino. Avevo partecipato al Convegno al quale si riferisce il testo, avevo ascoltato con interesse i molti contributi che erano stati presentati per l’occasione. Pur nel clima entusiasmante che caratterizzò quella giornata a Palazzo Vecchio (infatti si trattava di una sorta di riconoscimento postumo della città di Firenze a Pietro Porcinai) non credevo che si riuscisse a produrre nulla di più che una semplice pubblicazione celebrativa. Dopo il saggio di Milena Mattini, quello di Mariachiara Pozzana e il recentissimo di Gabriella Carapelli e Marta Donati, insieme agli altri tre a cura di autori vari, credevo che gli spazi fossero ristretti, ero convinto che a larghe maglie la figura di Porcinai fosse stata studiata in tutte le sue sfaccettature, invece questo volume è una messe ricca di informazioni inedite, grazie al caparbio e tenace impegno di Tiziana Grifoni, la curatrice, che è riuscita ad arricchire il volume di altri studi e ricerche originali oltre a quelli presentati nella giornata del Convegno. Mi aspettavo di già la presenza di qualche contributo inedito quale quello del professore Luigi Zangheri sulla gioventù (o meglio sulla formazione) di Porcinai, perché in occasione del Convegno l’avevo sentito e apprezzato; questa parte della vita di Porcinai mi incuriosiva molto e mi ha fatto piacere leggere la ricostruzione puntuale del noto studioso fiorentino. Invece mi ha sorpreso trovare l’ampia sezione “la Geografia dell’opera di Pietro Porcinai”: Puglia, Lombardia, Piemonte, Liguria sono le regioni nelle quali Porcinai ha avuto l’opportunità di realizzare molte opere. In questo volume troviamo un’indagine approfondita per ogni singola regione a firma di autorevoli autori come Lionella Scazzosi e Vincenzo Cazzato. Così
come appassionati e talvolta densi di nostalgia sono i ricordi di personalità oggi ben note nel nostro ambiente: Mariella Zoppi, Guido Ferrara, Miro Mati, Ines Romitti e altri ancora, nel quale aleggia sempre il mito di questo personaggio amato-temuto, rispettato ma ostico per il suo carattere e la sua forte personalità. Ed è così che anche al sottoscritto ritornano alla mente tutte le nostre conversazioni, i suoi suggerimenti, i ricordi delle sue raccomandazioni. Un patrimonio straordinario di conoscenze! Certamente non possiamo qui citare i 27 contributi che formano questo volume, ma di certo tutti partecipano a definire ancora meglio la figura di Pietro Porcinai a coglierne l’originalità e l’attualità del suo pensiero in un momento in cui si ha la smania di dire che tutto è superato, mi appare un segno positivo studiare ancora l’opera di Porcinai. Come è possibile che ciò accada? La risposta è semplice. Oggi l’architettura del paesaggio è una disciplina alla quale molti si avvicinano con interesse e passione, ed è ovvia la necessità di conoscere l’opera di Porcinai infatti egli è stato uno dei padri di questa disciplina a livello internazionale non solo perché è stato uno dei fondatori dell’IFLA (International Federation of Landscape Architects) nel 1948, ma perché egli ha incarnato in sé la figura dell’architetto del paesaggio completo, operando in tutti i settori che riguardano questa disciplina e soprattutto possedendo quella formazione culturale a tutto campo indispensabile per fare bene questo mestiere. Non si tratta solo di formazione – una formazione di autodidatta per intenderci – se così fosse, oggi dovremmo avere tanti Porcinai, le nostre scuole offrono in modo approfondito tutte quelle conoscenze di base che il paesaggista fiorentino acquisì con tanta fatica personale. Le opere di Porcinai presentano una qualità peculiare che possiamo definire sfacciatamente: genialità. Egli aveva maturato una conoscenza disinvolta della natura – non dico solo le piante – ma della natura nell’accezione più ampia dei suoi comportamenti: dal suolo, ai venti, al clima, in poche parole egli aveva una visone ecologica nel suo operare, ma aveva un grande senso
estetico, anche i più riluttanti a riconoscere il suo valore debbono ammettere un senso straordinario nel controllo dello spazio, forse grazie a quella formazione di matrice rinascimentale che aleggia nelle pagine e fra le righe di questo volume. Per questo vale la pena studiare le sue opere, perché tutto quello che le ha ispirate non è databile, forse lo è qualche soluzione formale o qualche tecnica, ma di certo non lo sono le idee che le hanno prodotte ed è per questo è necessario che permangano nella formazione delle nuove generazioni. In questa sede non posso non citare il contributo di Renzo Benesperi. Il quale affronta ad ampio raggio il rapporto di Porcinai con il vivaismo. Un’attenzione particolare e scontata soprattutto con il vivaismo pistoiese. Tutti citiamo il passo nel quale si appellava alla necessità per la riuscita di un giardino della presenza di quattro componenti di qualità: progettista, committente, impresa e produttore. Alla cura della produzione egli dedicò molto tempo. Basti qui riportare una frase di una sorta di lezione tenuta ai giovani vivaisti pistoiesi: “...Ma produttori di bellezza gli alberi lo sono soprattutto quando assieme agli altri elementi naturali divengono vera architettura”. Si tratta di quella valenza estetica della natura che spesso un mabientalismo male inteso talvolta ha rimosso! Questa pubblicazione è un volume ricco, ricco di contributi ma anche di idee e di interpretazioni inedite del ruolo di Porcinai nella cultura paesaggistica italiana, vedi il saggio della curatrice sul bosco; a tale proposito mi si passi la citazione del pioppeto nel poggio del giardino Catastini, una sorta di licenza poetica al di fuori della sua rigorosa grammatica compositiva. Che dire per concludere di questo nuovo volume su Porcinai? Passatemi il termine banale: bello! Mentre scrivo ho in mano qui solo un volume-bozza e si vede già che la scrupolosa casa editrice Polistampa ha fatto un ottimo lavoro, le immagini sono di qualità ed un buon 50% inedite. Credo che dobbiamo dire grazie all’autrice Tiziana Grifoni che con l’Ordine degli Agronomi di Firenze e il suo presidente Franco Ceccherini hanno creduto prima al Convegno e poi a questa pubblicazione!
L’eclettismo nell’opera di Pietro Porcinai