Il blasfemo del ’500 arrestato e impiccato
Il Firenze, 29-10-2006, ––
A Firenze, nell’estate del 1501, un uomo chiamato Antonio Rinaldeschi fu arrestato e impiccato per aver tirato sterco di cavallo sull’immagine della Madonna esposta in un tabernacolo. La pena fu severa, anche per quei tempi, dato che i crimini dei quali fu accusato, bestemmia, blasfemia e tentato suicidio, non erano normalmente puniti con la pena capitale. La singolare vicenda di blasfemia, narrata in un grande dipinto del 1502 appena restaurato, appartenente alle collezioni del Museo Stibbert di Firenze, è oggetto anche di una narrazione contenuta in un manoscritto
inedito trovato nella Biblioteca Bancroft a Berkeley (Stati Uniti). Casualmente, un paio di anni fa, uno storico americano, William J. Connell, parlò di «una curiosa storia trovata in un manoscritto» a un suo collega, Giles Constable. Quest’ultimo si ricordò allora di «un dipinto particolare su un argomento simile che aveva visto per caso nel magazzino del Museo Stibbert di Firenze». L’incontro tra i due studiosi è stato prezioso per il dipinto (poichè ora è stato restaurato) e per il manoscritto (perchè ora è stato edito). Dall’indagine
storica è nato il volume di W.J. Connell e G. Constable «Sacrilegio e Redenzione nella Firenze rinascimentale», edito da Polistampa, e la grande tavola è stata restaurata per essere esposta al pubblico. Gli autori analizzano con precisione degna di una indagine giudiziaria, la triste vicenda del reo e il contesto cittadino nel quale essa si sviluppò, il fanatismo religioso (i seguaci di Savonarola) che rese possibile la nascita di un culto miracolistico per l’immagine profanata e il contesto sociale della città dell’inizio del XVI secolo.
Sacrilegio e Redenzione nella Firenze rinascimentale
Il caso di Antonio Rinaldeschi