Lettere dal Donbas
Nuova Antologia, 01-09-2022, Federigo Argentieri
L’aggressione russa all’Ucraina del 24 febbraio u.s. ha notevolmente contribuito a portare alla luce del sole alcune realtà, più o meno nascoste, della nostra vita culturale ed anche politica, delle quali vale la pena stilare un breve elenco.
Primo, il cinismo televisivo a detrimento dell’informazione. Incompetenti parziali o assoluti in materia, ma dal potente ego e chiara fama in altri campi, hanno profferito autentiche cialtronerie via etere, quasi sempre con debole contradittorio e vieppiù debole correzione fattuale, fuorviando buona parte del pubblico e confondendo le idee, il tutto sull’altare dell’audience.
Secondo, la Federazione russa ha letteralmente colonizzato settori dello stato, delle università, del giornalismo televisivo e cartaceo, dell’editoria e della politica, cosa che rende necessario combattere una gigantesca battaglia contro le falsificazioni operate sotto la guida del Cremlino.
A proposito di editoria: delle dozzine di libri già usciti in materia, una buona metà non vale nulla e potrebbe andare direttamente al macero; dei rimanenti, solo un terzo è indispensabile, mentre gli altri due terzi a stento possono colmare qualche lacuna generale.
Di quel sesto dei libri pubblicati che aiuta a comprendere la situazione, chiara ma complessa al tempo stesso, che è in grado di dettagliare circostanze e individuare aspetti meno visibili, in altre parole di insegnare qualcosa al colto e all’inclita fa sicuramente parte il volumetto in questione, del quale si raccomanda fortemente lettura e rilettura. Gli autori appartengono a generazioni, paesi e formazioni culturali diverse
che però riescono a fondere compiutamente, con ottimi risultati tanto analitici quanto letterari: giornalista e autore politico-culturale l’uno, dotato anche per le radici dalmate di grande dimestichezza con l’Europa di mezzo e l’esperienza (post) comunista; letterata e linguista kyevana la seconda, ma fortemente impegnata da decenni nell’ardua battaglia contro pregiudizi, distorsioni e menzogne diretti contro il suo paese natio, originati dalla situazione già descritta, ossia dal dominio russo su una parte dello stato, della politica e della cultura italiana.
L’unico appunto che si può fare al libro è che presuppone una certa conoscenza di base della vicenda: un lettore digiuno di cose ucraine recenti e non rischia di non raccapezzarsi. Scritto sotto forma di pièce teatrale, il testo allude ad eventi e personaggi che forse avrebbero bisogno di qualche supporto descrittivo, i primi più che i secondi: ad esempio, l’infamia del volo MH17, colpito otto anni fa per motivi ancora da accertare da un missile terra-aria russo detto BUK, che si trovava nel territorio di Donetsk e che fu ritrasferito in tutta fretta in Russia. 283 passeggeri e 15 membri dell’equipaggio morti sul colpo, gravi ritardi nella consegna dei corpi all’Olanda, da cui proveniva la maggioranza di essi, manipolazioni e omissioni a non finire da parte di loschi figuri sedicenti rappresentanti della “repubblica” di Donetsk, il tutto condito da un’aggressiva inondazione di menzogne assurde e violente, in Italia e altrove, che occupò tutti gli spazi possibili per affermare che la colpa del disastro era degli ucraini. Nonostante
ciò, le autorità olandesi e degli altri paesi colpiti riuscirono in tempo relativamente breve a stabilire verità inconfutabili, le quali però non hanno potuto ancora portare ad alcuna conseguenza civile o penale, dato il muro di gomma opposto dalla Russia ad ogni richiesta di accertamento, di estradizione o altro.
Essendo uscito a marzo, il libro inevitabilmente verte più sugli eventi del 2013 che su quelli recentissimi. I vari personaggi della pièce rappresentano molto bene i/le componenti della questione, nonché i personaggi della tragedia: particolarmente detestabile lo “storico occidentale”, del tutto ignaro della specificità centro-est europea disegnata con maestria da grandi autori Bibo, Kis, Kundera, Milosz, Szucs, e tanti ancora che egli di fatto si vanta di non conoscere, ritenendoli immeritevoli di interesse genuino. Solo Lukacs è valido, almeno fino agli anni Cinquanta, in quanto hegeliano pregno di consapevolezze totalizzanti e assolute (cosa che egli in fine vita non era più). Invece il giornalista russo, cresciuto in era sovietica, è già passato nelle file del dissenso, rinato in era putiniana con intensità uguale o maggiore che all’epoca dell’URSS.
Tutti gli altri personaggi rendono perfettamente la semplice complessità della situazione: la Russia ha intenzioni chiaramente genocidarie nei confronti dell’Ucraina, che invece vuole continuare a sviluppare la propria società civile a somiglianza dell’Europa occidentale, cui sente fortemente di appartenere quasi più di altri paesi della regione, che all’Europa occidentale si sono già da tempo agganciati.
Lettere dal Donbas
Le voci e i volti della guerra in Ucraina