Sacrilegio e redenzione di William J. Connell e Giles Constable
Sole 24 Ore, 06-12-2006, Redaz. Centro Nord «Sole 24 ore»
Edizioni Polistampa (2006, pagg. 132 - 14 euro)
È una vera indagine giudiziaria quella messa a segno da due storici americani che, a distaza di cinquecento anni, svelano per quale ragione la repubblica fiorentina punì un gesto blasfemo con una condanna a morte. Firenze, 1501: un uomo chiamato Antonio Rinaldeschi, in un impeto d’ira, lancia sterco di cavallo su un’immagine della Madonna, esposta in
un tabernacolo. La mannaia di un giudizio insindacabile non si fa attendere: Rinaldeschi è accusato di bestemmia, blasfemia e tentato suicidio. Finisce impiccato. Pena severissima. Anche per quei tempi. “Sacrilegio e redenzione nella Firenze rinascimentale”, presentato a New York, giunge in Italia grazie alla traduzione di Simona Calvani. Fonti inedite, che si intrecciano con la trama dell’episodio,
hanno permesso a William J. Connel e a Giles Constable di elaborare un’interpretazione innovativa di quella sentenza di morte. La lettura non convenzionale di un dipinto che nel 1502 venne dedicato al reo Rinaldeschi (restaurato e conservato al Museo Stibbert di Firenze), alla luce di un manoscritto che riportava la vicenda, era il tassello mancante a un rompicapo su cui si sono cimentati i due autori.
Sacrilegio e Redenzione nella Firenze rinascimentale
Il caso di Antonio Rinaldeschi