Quando San Donnino era «San Pechino»
Toscana Oggi, 26-02-2017, Riccardo Bigi
Erano i primi anni ‘90, venticinque anni fa, quando il paese di San Donnino, periferia delle periferie di Firenze e Campi Bisenzio, si ritrovò ad avere una presenza di circa tremila immigrati cinesi, su una popolazione di 4500 residenti. Una situazione esplosiva: la frazione venne ribattezzata sui giornali “San Pechino”. E iniziarono subito le divisioni e le polemiche. C’era chi manifestava contro quella che veniva definita una “vera” invasione, c’era chi aveva fiutato l’affare e affittava i propri capannoni ai nuovi imprenditori asiatici a cifre decisamente vantaggiose, c’era chi cercava di placare gli animi ma spesso veniva accusato di sottovalutare il problema. In mezzo a questa situazione, il cardinale Silvano Piovanelli decise di affidare la parrocchia a un sacerdote che aveva alle spalle un percorso
da sindacalista, abituato quindi alla mediazione e alla trattativa. Luigi Ceccherini (che allora era responsabile delle pagine di metropoli e provincia del quotidiano la Nazione, dopo aver collaborato con Avvenire) ha deciso di ricostruire questa vicenda in un libro che si intitola «La “rivoluzione”di don Momigli. Come un ex sindacalista salvò un paese da Chinatown. La via fiorentina all’inte(g)razione» (edizioni Sarnus). Il volume, che ripercorre i fatti cin il linguaggio del cronista, racconta i primi passi di don Momigli, i primi turbolenti tentativi di avviare un dialogo coinvolgendo parti (il comitato cittadino di protesta, i proprietari dei capannoni, le amministrazioni locali, circoli e associazioni, la comunità cinese) che fino ad allora non si erano parlati direttamente. Quello che emerge è soprattutto
il tentativo di evitare le concentrazioni, le speculazioni, lo sfruttamento delle persone: «l’accoglienza non può essere senza regole», è il principio. Inizia così un lento e faticoso percorso - non privo di inciampi - che porterà a «disinnescare» una situazione pericolosa. Il parroco si muove su più fronti. Da un lato sollecita gli interventi su situazioni - capannoni in cui adulti e bambini vivono stipati e lavorano giorno e notte stipati - inaccettabili da più punti di vista .Nel frattempo apre insieme alla Caritas sportelli di ascolto e consulenza per aiutare quanti, italiani e cinesi,vogliono seguire percorsi di legalità. Non mancano, poi le occasione per favorire l’interazione tra italiani e cinesi, come l’«oratorio interculturale» per i bambini.
La “rivoluzione” di don Momigli
Come un ex sindacalista salvò un paese da Chinatown. La via fiorentina all’inte(g)razione