Max Klinger
La Repubblica, 30-11-2014, Gaia Rau
Un mondo sospeso fra sogno e incubo, amore e morte, atmosfere gotiche e nostalgie classiciste

È un viaggio affascinante, complesso e straordinariamente vario nella grafica tedesca di fine Ottocento e inizio Novecento quello offerto dalla mostra “Incubi nordici e miti mediterranei. Max Klinger e l’incisione simbolista mitteleuropea”, visitabile da oggi al 18 gennaio a Sesto Fiorentino, fra il centro espositivo Andrea Berti in via Bernini e “La soffitta” della Casa del popolo di Colonnata (lun.–sab. ore 16-19.30, dom. 10-12 e 16-18.30, ingresso libero). Un’iniziativa sostenuta dal Comune di Sesto e realizzata a costi bassissimi, grazie all’impegno di volontari locali, che ruota intorno a un nucleo centrale costituito dal vastissimo patrimonio di un collezionista fiorentino, Emanuele Bardazzi, a sua volta mediatore nei confronti di privati e gallerie di tutta Europa. Il risultato sono circa trecento opere che, partendo da Klinger – presente con alcuni dei suoi cicli più importanti,
oltre che con la famosissima acquaforte raffigurante L’isola dei morti, omaggio all’omonimo dipinto di Arnold Böcklin che parte della tradizione vuole ispirata al Cimitero degli Inglesi di piazza Donatello, nella sua prima tiratura di 30 esemplari numerati e firmati – offre una panoramica sui principali artisti dell’epoca a lui collegati: nomi come Otto Greiner, Sigmund Lipinsky, Franz von Stuck, Käthe Kollwitz oltre a un florilegio di incisori e illustratori meno noti che proprio daKlinger,edalsuotrattato Malerei und Zei-chnung (“Pittura e disegno”) presero le mosse. In quel volume, pubblicato a Lipsia nel 1891, il pittore e scultore tedesco, a lungo vissuto in Italia – nel 1905, fra l’altro, acquistò villa Romana a Firenze, istituendovi un premio, tuttora esistente, per giovani artisti germanici – sdoganava la grafica come arte indipendente e meritevole di una propria dignità, offrendo così a una nutrita schiera di seguaci un nuovo strumento per esprimere un universo
interiore popolato da visioni ora seducenti, ora profondamente inquietanti, in un complesso gioco immaginifico fatto di associazioni ed evocazioni simboliche. Centrale, tanto per Klinger quanto per i suoi discepoli, la figura femminile, al tempo stesso musa ispiratrice e incarnazione del peccato, dominatrice e vittima della società. «Questi artisti – spiega Bardazzi, curatore della mostra insieme a Giulia Ballerini e Maria Donata Spadolini – sono rimasti per un lungo periodo avvolti da una coltre di oblio, vittime di una critica che in parte li tacciava di eccessivo accademismo, in parte li accusava di vicinanza al Terzo Reich a cui alcuni, in effetti, aderirono in età matura. In realtà le loro ispirazioni erano radicalmente diverse, e si rifacevano piuttosto al simbolismo, allo spiritualismo e al naturismo di fine Ottocento. Nelle loro opere ritroviamo una passione per il fantastico e il surreale oggi tanto più attuale alla luce dell’esplosione di fenomeni come il fantasy e il fumetto».
Incubi nordici e miti mediterranei
Max Klinger e l’incisione simbolista mitteleuropea