La lingua dei nonni
Informatore, 01-12-2012, ––
Che cos’è un “grufolone”? Se abitate in maremma, forse è un termine che usate per indicare una brutta caduta. Da non confondersi con “grufoloni”, un avverbio che, ispirandosi al razzolare del maiale, indica un modo disordinato di cercare qualcosa. Quando si tratta di dialetti ci rendiamo conto che non c’è una sola Toscana, ma ne esistono diverse, ognuna col suo patrimonio di usanze e tradizioni. È su questa idea che si basa il
Vocabolario del vernacolo fiorentino e toscano di Alessandro Bencistà, (edito da Sarnus). Il volume, partendo da “abbacare” per arrivare fino a “zuppa”, riporta una incredibile quantità di parole utilizzate nelle diverse zone della nostra regione, spiegandone il significato e indicandone la provenienza. L’autore, classe ’41 nativo del Chianti, ha scritto questo dizionario partendo dal vernacolo fiorentino, e, consultando oltre trenta dizionari
già esistenti, è arrivato a costruire un ampio compendio con migliaia di parole, molte in disuso o in via di estinzione, e con esse espressioni e modi di dire, che ci raccontano qualcosa delle nostre città e campagne. Un viaggio nella memoria, nel mondo in cui siamo cresciuti, di cui conserviamo ancora viva l’immagine, gli affetti e i ricordi. Un lavoro che non può essere svolto senza interrogare le fonti privilegiate, nella fattispecie i nonni.
Il vocabolario del vernacolo fiorentino e toscano