Da «abbacare» a «zuppa». Il parlar toscano senza peli sulla lingua
La Nazione, 10-02-2013, Guglielmo Vezzosi
Cosa è un grufolone? Per chi abita in Maremma è un termine che indica una brutta caduta, da non confondersi con «grufoloni», avverbio che, ispirandosi al razzolare del maiale, indica un modo disordinato di cercare qualcosa. Quando si tratta di dialetti, ci rendiamo conto che non c’è una sola Toscana, ma ne esistono diverse, ognuna con il suo patrimonio di usanze e tradizioni. È su questa idea che si basa il nuovo «Vocabolario del vernacolo
toscano» (ed. Sarnus) di Alessandro Bencistà, uno dei più attivi studiosi di lingue e tradizioni popolari. Il dizionario riporta migliaia di voci — da Abbacare (fare i conti e in senso figurato lambiccarsi il cervello) a Zuppa – utilizzate nelle diverse zone della nostra regione, spiegandone il significato, la provenienza e, per ciascun termine, le varianti in voga città per città. Non solo: le citazioni da opere celebri della letteratura,
della musica e del folklore aiutano a comprendere il senso e l’utilizzo di alcune espressioni. La scelta delle singole voci, nella terra che è culla della lingua italiana, è inoltre un viaggio nella memoria che nasce da una profonda conoscenza del mondo e delle tradizioni locali delle nostre terre. Il risultato, raggiunto seguendo un metodo di lavoro scientifico, è un ampio compendio di vocaboli e colorite espressioni che non dobbiamo dimenticare.
Il vocabolario del vernacolo fiorentino e toscano