Chinea Cambrì, quel legnetto che vola lontano
Il Tirreno, 04-02-2006, Domenico Acconci
LUCCA. Il bel libro sui giochi dei ragazzi toscani di Vittoriano Innocenti e Tiziana Vivarelli intitolato Si giocava a schioccapalle (Polistampa Firenze), ci dà modo di rilevare alcune singolarità lucchesi nella fraseologia delle costumanze ludiche. Intanto si deve notare che la parola “schioccapalle” in Lucchesia è volta in “schioppino” (da schiocco come scoppio), consistente in un rametto di sambuco da cui si estraeva l’anima bambaciosa
così da farne un lungo cilindretto su cui far agire uno stantuffo fatto con uno stecco liscio che, spinto a forza, faceva schizzare via una pallottola di stoppa bagnata e strizzata, una specie di cerbottana.
Una discriminante di tutto rilievo è il nome di quel gioco che si fa tracciando per terra dei riquadri numerati sospingendosi, poi, un sasso piatto a gamba zoppa senza farlo fermare sulle linee che, in molte parti della Toscana – perfino
a Viareggio – a anche nell’Italia settentrionale, si chiama “campana” e da noi si chiama “mondo”; altra variazione –rispetto, per esempio, a Pistoia – è la denominazione di quel gioco che si fa facendo saltare in aria un legnetto arrotondato a due punte, colpito da un bastone e, poi, cercando di ribatterlo in aria: là si chiama “cirulì”, a Lucca, come anche a Pisa e a Livorno, si chiama “chinea cambrì”.
Si giocava a schioccapalle
Giochi, giocattoli e passatempi della tradizione toscana