Pirandello, nel teatro assediato dal cinema c’è il postmoderno
L’Avvenire, 27-12-2008, Francesco Pistoia
Una conferenza tenuta a Fano in vista della rappresentazione de I giganti della montagna (stagione teatrale 2007-08) da Franco Zangrilli, docente di letteratura comparata a New York ed esperto di Pirandello: un saggio di storia della drammaturgia pirandelliana e di storia del teatro novecentesco.
Luigi Pirandello (1867-1936): apolitico, ma critico e anche pungente nei riguardi del fascismo, che censura l’attività artistica ed intellettuale, nel tentativo di salvare il suo teatro si avvicina a Mussolini, che però è prigioniero di D’Annunzio. Critico del materialismo contemporaneo, del mito del progresso “che porta alla perdita dei valori umani”, del razionalismo, del positivismo, dello scientismo, del mito della bellezza fisica, Pirandello è un viandante della bellezza vera. Pur essendo “un maestro della narrazione filmica”, pur lavorando attivamente nel campo del cinema, teme, come Papini, che il cinema rimpiazzi il teatro. Un grido contro una società che non apprezza
la poesia e l’arte. Una ricerca incessante del valore autentico del linguaggio e delle parole. Il suo teatro è opera di scavo e di approfondimento artistico e spirituale (ben 29 novelle danno sostanza ad altrettanti lavori teatrali): Zangrilli parla di un Pirandello “diverso da quello che finora ci ha proposto la critica a volte ingarbugliando il discorso dell’autore, costruendo e presentando” centomila “volti, numerose immagini di Pirandello: il realista, il surrealista, l’esistenzialista, il rivoluzionario, l’inverosimile, il grottesco, il celebrale, l’impietoso, il nichilista, definizioni respinte dallo stesso Pirandello” (nella lettera al critico italo-americano Domenico Vittorini). Zangrilli parla di un Pirandello postmoderno, che ha lo sguardo su un un “mondo odierno in preda alla metamorfosi, a un vertiginoso cambiamento che sta smarrendo i valori dell’esistenza”. È postmoderno il Pirandello di Nuova Colonia (tema del mito sociale), di Lazzaro
(mito religioso), soprattutto de I giganti della montagna (in cui domina il tema del mito dell’arte). E Zangrilli richiama l’attenzione su somiglianze tra Pirandello e scrittori italiani e stranieri “postmoderni”: da Gabriel Garcìa Marquez a Italo Calvino... Sono postmoderni gli scrittori nelle cui opere si riscontra “mescolanza di miti, di archetipi e immagini di civiltà diverse ed opposte”. La storia dei Giganti della montagna è difficile e tormentata. L’agrigentino scrive il primo atto nel 1931, il secondo nel nel 1934, detta la trama del terzo al figlio Stefano un po’ prima di spegnersi. La prima rappresentazione si svolge a Firenze nel giugno nel 1937 con la regia di Renato Simoni. Zangrilli richiama l’attenzione sulla sostanza culturale che nutre l’opera, i classici, le presenze bibliche, la letteratura moderna. E fa riferimento altresì ai critici e agli studiosi che se ne sono occupati e che non sempre ne hanno recepito il senso.
Pirandello postmoderno?