Alla fine del mondo
SocialNews, 01-08-2008, ––
Un viaggio ed un libro di un ex sindaco, presidente della provincia e assessore regionale toscano Tito Barbini“Ho sempre pensato che il paesaggio sia un fatto interiore, una dimensione dello spirito, spesso legata all’infanzia, magari segnata dall’apparenza di un ricordo. Sono convinto che questa sia la ragione per cui, tante volte, da adulti, un’inevitabile delusione aspetta che prova a ritrovare nel paesaggio reale i suoi ricordi del passato. In Antartide la natura si riappropria completamente del suo tempo e lo lascia scorrere da solo a modo suo: lentamente ma incessantemente, segnato solo dal variare delle forme che compongono e ricompongono i paesaggi”.
Chi scrive non è né Piero Angela o suo figlio Alberto e nemmeno Licia Colò.  Si chiama Tito Barbini, che nel 1970 a soli 25 anni è stato eletto sindaco di Cortona, la cittadina che ha dato ai natali Lorenzo Cherubini detto Jovanotti, per citare uno dei nostri giorni. È stato poi presidente per 15 anni della Provincia di Arezzo e per altri 15 anni assessore regionale alla sicurezza sociale, all’urbanistica e all’agricoltura della Toscana. Conosco Tito Barbini da circa 13 anni. Un uomo
di grande spirito, simpatico, cordiale ma deciso, appassionato di politica, di cinema e di letteratura. Finita la lunga e ricca esperienza politica che gli ha permesso di diventare amico di Francois Mitterand ha pubblicato nei giorni scorsi il racconto del suo ultimo viaggio: Antartide – Perdersi e ritrovarsi alla fine del mondo ( Edizioni Polistampa pagg 174 euro 8).  Con la modestia che lo contraddistingue mi ha spedito questo suo racconto che ho letto subito in poche ore. Perchè è un libro che si fa leggere. Ho pensato tra un capitolo e l’altro alla grande intelligenza e saggezza di quest’uomo che terminata la sua esperienza politica ha capito che il mondo è bellissimo e ricco da vedere. Da solo in giro per il mondo senza autisti, cellulari, segretarie. Soli con il mondo davanti. Come Tito Barbini. “L’Antartide – mi ha confessato – continuerà ad abitarmi dentro”. Ed è partito dalla sua Toscana interrogandosi: “Quante volte  – scrive – la fantasia è stata un tappeto volante che mi ha portato fino in Antartide, fino a questo continente estremo e meraviglioso... Però mi piace anche, quest’attesa
che apre il cuore e la mente alle infinite domande della vita” Narra minuziosamente il suo viaggio questo nuovo Ulisse. Non ci risparmia nessun particolare. Leggendo il libro vivi quasi un’esperienza unica. Ti senti lì senza esserci. E’ una scrittura semplice ma efficace. Ti porta lontano, lontanissimo, ma sei seduto sul divano di casa tua. E quando arrivi alla fine il viaggiatore torna ad essere un politico, un uomo capace di far diventare i suoi valori un impegno sociale, un’esperienza da trasmettere agli altri, una battaglia nuova da iniziare.“Ormai è chiaro – conclude Barbini – sono caduto vittima dell’incantesimo del continente ai confini del mondo. Per questo prima di allontanarmi, ho sentito il bisogno di lasciare qui un mio personale dono. Un impegno e una promessa. Ho preso coscienza che qui si trovano le ultime risorse naturali della terra. Alla regione dei ghiacci senza fine lascio la promessa di agire per aiutarla e mettersi in salvo. Cercherò anche io di diventare un testimone attivo a difesa di questo ambiente incontaminato”.
Francesco Pira Docente di Comunicazione Pubblica e Sociale Università degli Studi di Udine
Antartide
Perdersi e ritrovarsi alla fine del mondo