Italiani popolo di gente meschina, voltagabbana, incline alla corruzione e alla corruzione e
Artèpress, 14-03-2008, ––
Firenze - Italiani popolo di gente meschina, voltagabbana, incline alla corruzione e all’inganno, senza ideali e spregiudicata. Difetti lamentati da secoli che oggi lo scrittore Massimo Griffo condensa nel suo ultimo romanzo Amaritudine (Selezione Narrativa Polistampa, pag. 392, 15 euro) che sintetizza in un vocabolo desueto del linguaggio letterario l’amarezza e l’afflizione provate dai cittadini onesti e leali di fronte a quella parte di società che si fa sempre più volgare, ingannatrice e prevaricatrice di valori atavici e, infine, delle leggi. Griffo non esprime giudizi morali e si attiene ad una narrazione realistica, scabra, animata da personaggi
esemplari osservati in cinquant’anni di storia d’Italia, dal 1944 al 1993, alcuni veri, altri frutto di finzione. Gualtiero ne è l’ingenuo protagonista che diventa vittima e perfino inconsapevole complice delle malefatte e degli errori altrui lungo un periodo di storia nazionale che parte dalla guerra, cammina nel boom economico, si smarrisce negli anni di piombo, evapora nel tempo del riflusso. Tutto questo senza perdere la speranza in un’Italia migliore e solidale dove le stesse prime lettere del titolo “amar” sono appiglio ed auspicio per un vicino riscatto. Massimo Griffo, nato a Palermo, è vissuto a Roma, Milano e
Firenze, dove risiede da molti anni con la moglie Nina e la figlia Alessandra. Laureato in legge, è stato dirigente industriale e antiquario. Giornalista pubblicista, ha collaborato assiduamente per più di vent’anni a importanti quotidiani, periodici e riviste letterarie, tra cui «Il Giornale», «La Nazione», «AD» e «Vogue». Ha pubblicato opere di narrativa quali Futuro anteriore (premio Viareggio opera prima), Fiaba perversa (premio Vallombrosa), L’Orango pitagorico (premio Dessì), Il balilla col cappotto (premio Casentino) e opere di storia (Firenze antica e Firenze tra Spagna e Francia).
Amaritudine