Letteratura - L’Antartide di Tito Barbini
AcchiappaEventi, 25-02-2008, ––
Estate 1973. Dalla Valdichiana a Vienna a bordo di un 128. Poi ancora più in là, oltre la "cortina di ferro"....Budapest...Bratislava...e su verso Praga, ormai orfana della sua primavera...
Forse Tito Barbini ricorda ancora quel viaggio. Uno dei tanti della sua vita. Per lui, a quel tempo Sindaco di Cortona, girare il mondo era già un’abitudine irrinunciabile.  Adesso, dopo 35 anni e una lunga carriera negli enti locali Barbini si è preso una pausa dalla politica (breve o lunga non si sa...) e si è messo a pubblicare libri. Di cosa parlano? Dei suoi viaggi, ovviamente...
Un genere inflazionato, nel quale i prodotti di qualità
ogni tanto continuano però a fare capolino. Basta che l’autore abbia qualcosa da dire oltre la mera cronaca. "Antartide" (ed. Polistampa) è la seconda opera letteraria dell’ex assessore regionale, dopo il successo di Le nuvole non chiedono permesso nel quale raccontava la sua risalita dalla Patagonia all’Alaska.
 Stavolta Barbini parla della sua impresa fra i ghiacci del Polo Sud. Lo stile è asciutto, vivace. Barbini non fa accademia, ma sa colpire al cuore combinando dettagliate descrizioni, frutto di buone capacità liriche, a riflessioni profonde su sè stesso, sulla sua generazione, sugli ideali in cui ha creduto.
Fra paesaggi e persone incontrate in quel luogo così estremo, dove la natura torna a governare interamente il mondo, Barbini va nel profondo. Scava nei ghiacci. Parla di religione, di politica, di ideali e burocrazie, di passato e di presente. Di come sia ancora lecito sperare, col proprio sincero impegno, di cambiare il mondo.
Quello di Barbini è un affresco intriso di volontaria solitudine, ma non è il lamento di una persona sconfitta. Tante delusioni, compagni persi per strada, compagni venduti, non hanno intaccato quasi nulla. La speranza e l’entusiasmo sono ancora là, quasi intatti. Come il ghiaccio dell’Antartide.
Antartide
Perdersi e ritrovarsi alla fine del mondo