Un libro che svela il vero volto della dantesca “Pia de’ Tolomei”
Maremma Magazine, 01-01-2008, ––
C’era davvero tanta gente nella Sala Pegaso del Palazzo della Provincia in occasione della presentazione del romanzo di Mario Sica “Matrimonio di Sangue” (Mauro Pagliai Editore, pp. 216, euro 12). Un libro che rinnova l’interesse sull’identità storica della Pia descritta da Dante Alighieri nella Divina CommediaNon sono rari gli oggi i romanzi che si dicono “storici” solo perché hanno una vernice superficiale di vecchio. La vicenda che ci presenta Mario Sica, un ambasciatore a riposo che vive a Prata, costituisce un’avvincente storia di avventure e di amore che tra l’altro rinnova l’interesse sull’identità storica della Pia descritta da Dante Alighieri nella Divina Commedia. Un libro di un genere tutto originale. Un romanzo che s’incarna strettamente negli elementi storici e geografici che affronta, o piuttosto un saggio con alcuni elementi romanzati se è vero, come dichiara l’autore nell’introduzione, che le vicende narrate sono proprio delle notizie storiche, tratte da un manoscritto che sarebbe stato ritrovato dall’autore stesso in un misterioso fascicolo durante alcune sue ricerche svolte presso la Biblioteca degli Intronati di Siena all’interno di un codice riferito all’ambito cistercense di San Galgano. Il documento, costituito da una ventina di pagine scritte recto e verso, è redatto in volgare in una minuta e confusa scrittura trecentesca e reca il titolo Ricordanze di Placido Abbate Sancti Galgani da me Messer Ranieri ricolte ad utile consiglio de’ giovani. Una storia vera dunque, che l’autore dichiara di aver solo tradotto nell’italiano odierno e romanzato, laddove l’andamento asciutto di cronaca lo richiedeva. Da questa premessa, prende il via il romanzo di Sica – alla sua prima esperienza di scrittore – dal titolo Matrimonio di Sangue, editore Mauro Pagliai. L’eroina del racconto è la Pia, quella di memoria dantesca fatta da Siena e disfatta dalla Maremma, «ma non il diafano personaggio della tradizione letteraria e pittorica (probabilmente mai esistito nella storia) del quale erano piene fino a pochi decenni fa le storie che si cantavano nelle fiere» – come lo spiega lo storico Franco Cardini professore di storia medievale all’Università di Firenze, nella prefazione – «bensì una figura di sicuro spessore storico»: la giovanissima e splendida consorte di Ranuccio Malavolti, signore di Prata, che guarda caso
si chiamava Pia pure lei. Una storia che permetterà finalmente di penetrare il mistero della Pia de’ Tolomei: figura evanescente nel poema dantesco, qui personaggio storico a tutti gli effetti. Nel Purgatorio, infatti, Dante descrive la Pia come una figura epica ai confini della leggenda, una giovane principessa infelice, vittima della violenza e dei giochi di potere tipici della Toscana del 1200. Secondo la vulgata fino a oggi più in uso, sarebbe andata in sposa a Nello Pannocchieschi, Conte della Pietra e signore di Prata (Maremma), colui che prima l’avrebbe fatta rinchiudere nel suo castello e poi uccisa. Ben diversa la Pia che emerge nel libro. Qui è un personaggio reale, una donna vera: Pia di Ranuccio Malavolti, appunto, vissuta nella seconda metà del Duecento, sposata a Tollo da Prata e misteriosamente scomparsa in Maremma. «La storia proposta – sottolinea ancora Cardini – è attenta a quel che sappiamo delle vicende di quel tempo ma non ha un ritmo ‘nostro’, contemporaneo, da film o da fiction televisiva. Chi è ghiotto di storie, e di storie della nostra bella terra toscana, è servito ...». La vicenda inizia un pomeriggio di settembre del 1285 nei pressi di Frosini, a una ventina di miglia da Siena: due agostiniani soccorrono il giovane Berretta, un giullare che si guadagna da vivere andando di castello in castello a intrattenere con canti e storie di paladini le corti signorili di Maremma, malmenato e derubato dai mercanti di strada. I frati lo portano con loro a Prata dove, durante una cena nella sala del palazzo, alla luce delle torce, Berretta conosce la splendida consorte del signore del luogo, la giovanissima Pia di Ranuccio Malavolti, di cui si invaghisce. Due giorni dopo, il giullare assiste impotente all’assassinio del signore del castello, Tollo degli Alberti, in una congiura macchinata dai suoi stessi nipoti, La Pia è ora vedova e prigioniera nel suo stesso castello, e Beretta decide di ... salvarla e conquistarla abbracciando il mestiere delle armi, in un turbine di intrighi e avventure in cui compaiono personaggi come Nello della Pietra, Margherita Aldobrandeschi, Guido di Montfort, Ghino di Tacco ed altre note figure della turbolenta storia toscana del Duecento. Nella sua prefazione, tra dotta e scanzonata, lo stesso Franco Cardini, lascia planare il dubbio che la vicenda esca davvero dalle pagine del manoscritto, o non piuttosto dalla fantasia dell’autore. Quello che è certo è che da essa promana un sicuro
odore di Medioevo autentico, narrato nei dettagli (al punto che alla fine l’autore ha ritenuto di inserire in calce al testo un glossario, perché termini come bertesca, postierla o palafreno possono non essere facilmente riconoscibili oggi, e una nota sulle fonti bibliografiche utilizzate). I personaggi si rivolgono la parola come “Madonna” o “Messere”, e la loro visione del mondo fa qua e là capolino, come quando Cione de’ Placidi, un vecchio guerriero che sta morendo, dice «Ho meno paura della morte che del giudizio», che è appunto una pennellata dell’epoca (noi oggi abbiamo molta paura della morte – che nel Medioevo era una compagna consueta dell’esistenza – e magari non tanto del giudizio di Dio ...). O quando la Pia, atterrita per l’assassinio del marito dinanzi ai suoi occhi, appoggia sulle guance le mani chiuse a pugno, in un gesto che conosciamo dalle pitture e miniature del duecento, ma che non è più consueto al giorno d’oggi. Insomma, un testo da leggere e da gustare, tanto più per la prosa elegante e scorrevole in cui è scritto. Bella la veste tipografica, con la riproduzione in copertina di uno splendido quadro di Pompeo Molmenti, del 1853, sulla Pia condotta in Maremma. Misterioso e poco giustificato il titolo, che però anch’esso in qualche modo finisce per accrescere l’attrattiva del libro. Partendo dalla presentazione del volume, il profilo del controverso personaggio dantesco è stato analizzato nel corso di un incontro culturale pubblico che si è svolto il 10 novembre scorso, nella sala Pegaso della Provincia, con la partecipazione di storici ed esperti di filologia moderna. Nell’occasione si è parlato di realtà e invenzione, di storia e letteratura, ed è stata analizzata l’importanza della tradizione orale e la funzione del romanzo storico, con uno sguardo ai luoghi della Maremma legati alla Pia e ai personaggi coevi, compresi gli itinerari storici e quelli del romanzo. Il dibattito, coordinato dallo scrittore Mario Graziano Parri, ha visto la partecipazione di diversi relatori, tra cui Mario Domenichelli docente del dipartimento di filologia moderna dell’Università di Firenze, Anna Guardacci del dipartimento di Storia dell’Università di Siena e Jole Soldateschi del dipartimento di Italianistica dell’Università di Firenze, oltre che dell’autore Mario Sica e dell’editore Mauro Pagliai.
Matrimonio di sangue