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Quando l’abito faceva il monaco
62 figurini monastici conservati nel Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte di Firenze

Polistampa, 2006

Pagine: 240

Caratteristiche: ill. col., cart.

Formato: 17x24

ISBN: 978-88-596-0101-2

Settore:

A4 / Arti minori

DSU4 / Religione

TL5 / Moda

€ 15,30

€ 18 | Risparmio € 2,70 (15%)

Quantità:
Un’eccezionale sfilata con monaci di vari ordini ed epoche “in veste” di indossatori

Sessantadue “figurini” di monaci, conservati nel Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte di Firenze, ci conducono nell’affascinante e misterioso mondo degli ordini religiosi. Le normative dei vari Istituti avvertivano (ricordiamo l’antichissimo detto) che l’abito non fa il monaco, ma gli attribuivano anche l’importante compito di specificare chi si era e quale ruolo si ricopriva. In alcuni periodi l’abito assunse un valore che superava la funzione pratica: alcuni ordini lo imponevano anche di notte, altri non permettevano di toglierlo nemmeno durante gravi malattie. Scrive nel 1705 Clemente Pistelli a proposito del fondatore dei chierici regolari minori:
“… non mirò giamai (oltre le mani) parte alcuna del suo corpo ignuda; che perciò dormiva sempre vestito, e bisognandogli talvolta rappezzar le calzette, non le levava dalle gambe, per non lasciarle scoperte, ma sopra di esse le raggiustava al meglio…”.
L’epoca della realizzazione dei sessantadue quadretti è da collocarsi intorno alla prima metà del Settecento. Per consistenza e tema la collezione è una vera rarità e ha spinto gli autori a condurre una meticolosa ricerca durata anni. Oltre all’abito religioso in generale e all’evoluzione del suo significato storico e sociale, sono trattate le origini dello specifico gruppo di figurini, descrivendo per ognuno di essi l’ordine religioso, le vesti, gli accessori e mettendo in luce quanto la moda abbia sempre interessato il mondo religioso, per la sua capacità di esprimere concetti simbolici.