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Maria Sframeli, direttore del Settore documentazione della Soprintendenza al Polo museale fiorentino, restituisce oggi alla memoria quella che fu la città di Cavalcanti, di Cimabue, di

Maria Sframeli, direttore del Settore documentazione della Soprintendenza al Polo museale fiorentino, restituisce oggi alla memoria quella che fu la città di Cavalcanti, di Cimabue, di Giotto e di Dante Alighieri con il volume Firenze 1892-1895: immagini dell’antico centro scomparso (ed. Polistampa, pp. 320, euro 42), quasi un reportage fotografico per l’assoluta dominanza delle immagini, e la semplicità e l’efficacia del commento scritto. Sono oltre 300 le lastre fotografiche eseguite fra l’agosto del 1892 e il dicembre del ’95 per documentare i palazzi e le case del centro storico prima e durante le demolizioni. Queste furono fissate dal piano di risanamento approvato l’8 marzo 1888 per ragioni di decoro urbano e di igiene sociale e comportarono la perdita in assoluto più grave subita in età moderna dal patrimonio culturale italiano. Lastre che si credevano perdute e sono state invece ritrovate negli archivi del Gabinetto Fotografico della Soprintendenza. Le immagini riprodotte in grande formato nel libro, quasi tutte inedite, colpiscono per il loro silenzio impassibile e per il nitore elegante delle fotografie in bianco e nero, oltre che per le superbe inquadrature. Stemmi, lapidi, capitelli e quant’altro posano per l’obiettivo un’ultima volta prima di finire in mani rapaci o pietose e prender la via ora del mercato antiquario, ora del lapidario pubblico installato infine nel Museo di San Marco.
Data recensione: 05/09/2007
Testata Giornalistica: Il Giornale dela Toscana
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