Un ‘nuovo’ Sigfrido Bartolini, oltre l’arte, a raccontare un pensiero e dargli una sua forma organica. Con «Il canone del Novecento»...
Raccolta di scritti pubblicati su quotidiani e riviste
Un ‘nuovo’ Sigfrido Bartolini, oltre l’arte, a raccontare un
pensiero e dargli una sua forma organica. Con «Il canone del Novecento»
(Polistampa, 2026) esce una nuova raccolta di scritti a firma di Sigfrido
Bartolini pubblicati su quotidiani e riviste negli ultimi anni del Novecento e
nei primi anni Duemila. Il volume si pone in continuità con «La grande
impostura», che nel 2002 scuoteva il mondo dell’arte contemporanea mettendo in
discussione mostri sacri come Guttuso e Magritte, ma rispetto a quella
tratteggia una storia dell’arte che dall’antichità arriva fino alle avanguardie
novecentesche definendo «quel ‘canone’ che Sigfrido intendeva opporre a un
mainstream basato sul sostanziale rifiuto della qualità ‘artigiana’ e della
tecnica come ‘saper fare’. Da Giotto – si legge nella presentazione al volume –
si arriva a Italo Cremona passando per Goya, gli Impressionisti, i pittori
slavi, Luigi Bartolini, Pietro Parigi, Lorenzo Viani. E ancora Sironi, De
Chirico, Picasso, Maccari, de Pisis, Giovanni e Romeo Costetti, e i meno noti
Giulio Innocenti e Mario Nannini. Attraverso questi nomi si afferma la vitalità
di un’arte che sa fare i conti con l’irruzione del perturbante, ed è in grado
di riconnettersi alla tradizione declinandola modernamente per interpretare il
nostro tempo. Il tutto con l’acume e la vivacità intellettuale che
caratterizzano la scrittura di Bartolini, critico capace di sorprendente
chiarezza anche se impegnato in riflessioni profonde e articolate». Il libro è
a cura di Simonetta Bartolini, che qui scrive anche la postfazione. Prefazione
di Angelo Crespi.
Data recensione: 05/03/2026
Testata Giornalistica: La Nazione
Autore: ––