Si nasce con la voglia di scrivere e di raccontare storie.
Ne abbiamo avuto la conferma con questa intervista alla scrittrice Laura Feri
che ha da poco pubblicato il suo terzo romanzo. Ho incontrato Laura Feri nella
casa dove è cresciuta sulle prime colline di Firenze, nel caldo estivo reso
piacevole da frequenti refoli di vento e con il sottofondo del frinire delle
cicale.
La carriera letteraria di Feri è iniziata con Metà di me e proseguita con
Troppo amore per Eva, a cui fa seguito Mamma non mamma, edito per Mauro Pagliai Editore,
una storia vera romanzata dove le emozioni si mostrano autentiche attraverso la
bella prosa della Feri. Mamma non mamma è un romanzo che tratta un argomento
che colpisce e che, una volta letto, rimane dentro. Elena e Antonio si
conoscono a Firenze sul lavoro, si innamorano e si sposano. La loro felicità,
però, è interrotta da due gravidanze andate male. Il libro inizia da qui, dalla
voglia di diventare genitori di una giovane coppia e il loro percorso.
Laura che cosa vuol dire per te essere una scrittrice?
Penso che sia una gran bella esperienza. Stimolante divertente che mi
arricchisce sempre più. Mi arricchisce, mi emoziona, quindi sicuramente una
bellissima esperienza. Mamma non mamma è una storia intensa, è una storia che
sembra semplice in realtà molto toccante.
Come ti è venuta l’idea di scrivere questo romanzo?
Come avevo fatto con Metà di me. Mi sono basata su una storia vera, una storia
di una coppia che conosco che ha condiviso con me l’esperienza della loro vita
e dell’adozione che le ha portati a essere genitori di Milan, un bambino
siberiano, dopo mille peripezie. Nell’ascoltare il loro racconto in un certo
senso ho vissuto anch’io quell’esperienza. Nel libro è la madre adottiva,
Elena, che racconta. Io mi sono un po’ sovrapposta a Elena, quindi mi sono
ispirata a questa storia vera mettendoci anche riflessioni mie, le mie
sensazioni e alla fine, leggendo, non si distingue poi più dov’è la realtà e
dov’è la fantasia. Nel romanzo, ci sono anche altre storie vere che mi sono
state raccontate, qualche mia esperienza personale. Quindi si parte da una
storia di vita vera e si arriva al romanzo.
Siamo qui in mezzo alla campagna toscana, vicino alla città: quanto c’è diciamo
del tuo mondo nelle tue storie?
C’è molto. Qualche mio amico mi ha detto che leggendo i miei libri sembra di
ascoltarmi e questo è un grande complimento. Mi ha fatto molto piacere perché
evidentemente c’è più di quanto io voglia ammettere, mi viene naturale entrare
dentro le storie, Almeno per me è così. Già dal primo romanzo c’è stata quasi
una sovrapposizione con la protagonista, ma anche in Troppo amore per Eva, che
è in terza persona, e dove ci sono personaggi femminili, è come parlare di me
stessa. Poi ci sono anche elementi concreti, come l’ambientazione fiorentina
perché io sono di Firenze e far muovere i miei personaggi in una città che
conosco è sicuramente più facile e ancor più veritiero e quindi lo faccio anche
quasi per comodità. Poi perché è una splendida città e questo mi aiuta a
collocare la storia in una bellissima cornice.
Diventare scrittrice è sempre stato il tuo sogno, diciamo anche da bambina?
Sì, mi piaceva fin da piccola scrivere. Scrivevo storie da bambina per bambini
e poi scrivevo anche poesie. Ho intrapreso degli Studi in Scienze della
Comunicazione perché ho pensato che forse avrei voluto fare la giornalista.
Infatti, l’ho fatta per un periodo, però continuavo a scrivere fra le mie
quattro mura, senza mai portare all’esterno le mie creazioni. Finché, ormai
dieci anni fa, mi sono decisa, alla Virginia Woolf: “ è la capacità di ricevere
scosse che fa di me una scrittrice”. Ho incontrato una storia particolare da
cui poi ho tratto Metà di me. Quella è stata l’occasione buona per scrivere
veramente un romanzo e mettermi alla prova. Nel secondo romanzo ho voluto
mettere alla prova la mia fantasia perché la trama è di mia invenzione ma con
Mamma non mamma sono tornata alla storia vera e anche qui sono andata alla
ricerca di una vicenda veramente particolare che meritasse di essere
raccontata.
Tre romanzi che puoi definire completamente diversi o c’è qualcosa che li lega?
Le trame sono molto diverse però, e me ne sono resa conto posteriori, ci sono
tantissimi punti comuni. Innanzitutto è la mia cifra stilistica che è quella,
non perché abbia seguito corsi di scrittura creativa o scuole particolari,
bensì è il mio modo naturale di scrivere, ovvero concentrarmi sui sentimenti,
sulle riflessioni. Uno stile molto intimo, introspettivo che caratterizza tutti
e tre romanzi; poi ci sono anche delle citazioni sia musicali che mi servono
per parlare poi di uno stato d’animo del protagonista. A seguire
l’ambientazione fiorentina anche se per Metà di me ho dovuta sostituirla con
Roma perché la protagonista reale della storia avrebbe potuto essere
riconosciuta. Insomma, si riconosce che sono frutto della stessa penna.
Perché una persona dovrebbe leggere il tuo libro?
Per emozionarsi, per lasciarci coinvolgere dal grande amore. In senso lato lo
attraversa da inizio fine e anche però per un motivo pratico. In questo caso
chi se volesse capire come funziona il mondo dell’adozione per intraprendere
questo percorso. Ci sono anche dei suggerimenti.
Come a tutti gli scrittori. Ti chiedo cosa ne pensi che l’editoria italiana e
dei lettori italiani?
Credo sia un mondo un po’ difficile. Forse manca una guida, entrando in
libreria e ci si trova sommersi da una serie di titoli e in evidenza ci sono
solo quelli più commerciali, magari di un presentatore o di uno sportivo che
nemmeno è scrittore di professione. Quindi è un po’ difficile trovare un buon
libro, di quelli che lasciano il segno, senza che ci sia un consiglio alle
spalle. E per me un buon libro è quello che, quando lo chiudi, continua a ronzarti
nella testa.
I lettori, poi, sono di tantissimi tipi: c’è chi legge solo saggi, chi legge
romanzi rosa, ecc… Io leggo romanzi. Noi che leggiamo, secondo me, siamo un
gruppo di persone privilegiate perché abbiamo la possibilità di vivere tante
storie oltre la nostra vita, di immedesimarci nelle vite degli altri. E siccome
so che molti non si avvicinano alla lettura, mi dispiace per loro perché
secondo me si perdono tanto.
Che ne pensi dei premi letterari più importanti che esistono nel nostro paese?
Allora, se è qualcosa che serve aumentare il numero dei lettori ben venga.
Questa è una premessa doverosa perché si parla pur sempre dei libri. Però
probabilmente è un po’ una vetrina che non premia realmente i migliori e perciò
la qualità, a volte, non è così elevata da giustificare un premio.
Data recensione: 20/08/2025
Testata Giornalistica: The Gram Journal
Autore: Roberta Capanni