Il volume che ha accompagnato la mostra Ferri per curare. Un percorso nei secoli dall’epoca etrusco romana al robot ha il valore...
Il volume che ha accompagnato la mostra Ferri per curare. Un percorso nei secoli dall’epoca etrusco romana al
robot ha il valore di ripercorrere la storia della Chirurgia e al contempo
quella di un antico Ospedale fiorentino, il San Giovanni di Dio, che
sicuramente meriterebbe un’attenzione diversa e più attenta alla grande tradizione
assistenziale e di cura, particolarmente votata all’arte chirurgica, che l’ha contraddistinto.
Ben lo testimoniano i curatori Esther Diana e Francesco Tonelli fin dalla
scelta di inserire il volume nella collana Arte,
devozione e scienza. I musei della sanità toscana, pensata con l’obiettivo
di tener vivo l’interesse sui patrimoni storico artistici e scientifici che da
secoli arricchiscono gli antichi ospedali.
Scrivere di Chirurgia non è semplice, ancor meno lo è tentare di delinearne una
storia. L’arte chirurgica, letteralmente l’arte dell’“uomo che cura con le
mani”, dal greco kheir?rgós, ha una
storia che fino al XIX secolo risulta secondaria e assolutamente deficitaria
rispetto a quella del medico fisico di tradizione ippocratica. Il “profumo”
della sala operatoria, evocato nel volume da Silvia e Francesca Castelli,
l’odore di pulito e di disinfettante, il campo operatorio sempre attentamente ripulito
dal sangue che il paziente perde e che viene subito aspirato sono immagini e
sensazioni non applicabili a una sala chirurgica del passato.
Per secoli in queste stanze sono risuonate le grida, raccapriccianti, dei
pazienti sottoposti a interventi senza una qualche forma di anestesia che
avesse un effetto controllabile, il sangue e altri liquidi organici
‘sporcavano’ il campo operatorio che non veniva pulito, mentre l’odore di carne
bruciata a seguito della cauterizzazione era molto spesso nauseante.
Ma soprattutto mancava la conoscenza e pertanto l’attenzione a tutto ciò che
oggi definiamo con i termini “igiene” e “asepsi”. Le rigide regole che,
attraverso l’antisepsi introdotta da Joseph Lister, hanno portato alla
sterilità, e che costituiscono la base fondamentale della chirurgia moderna,
iniziarono a farsi strada solo nella seconda metà dell’Ottocento, cambiando per
sempre il volto di questa disciplina, che da ancella della medicina è divenuta
nel Novecento regina delle discipline mediche.
I diversi autori che hanno scritto in questo volume, sapientemente guidati dai curatori,
riescono a dare un affresco interessante, ancorché non continuativo, delle diverse
fasi della Chirurgia, proponendo approfondimenti di grande interesse dal periodo
antico alla contemporaneità, con analisi dettagliate su argomenti specifici come
la Chirurgia militare, «il trionfo della Chirurgia libera dal dolore e dalle
infezioni », per finire al grande tema dei trapianti d’organo.
Infine, in linea con quanto per lunghi anni ha costituito la finalità del
Centro di Documentazione per la Storia dell’Assistenza e della Sanità, emerge
attraverso alcuni scritti e dal catalogo degli strumenti esposti in mostra, una
particolare attenzione alla narrazione della storia della Chirurgia attraverso
gli stessi strumenti e arredi che con grande fatica in molti abbiamo
collaborato a salvare e studiare.
Mettere insieme le informazioni utili a definire uno strumento e a conoscerlo
in ogni suo aspetto, perché possa essere valorizzato e integrato in un preciso
ambito storico scientifico, è un’operazione lunga e complessa. È necessario
infatti attivare un ‘processo di conoscenza ragionata’ che permetta di inserire
l’oggetto in un sistema di saperi scientifici e di relazioni storico-critiche,
fondamentali per il suo studio, per la sua catalogazione e tutela come bene
culturale e conseguentemente per la sua valorizzazione.
Questo aspetto è giustamente evidenziato nel catalogo e deve con forza essere messo
in luce in un momento – che purtroppo si protrae da circa un decennio – in cui
l’attenzione delle Istituzioni verso la tutela del bene culturale è rivolta in
particolare verso altri settori, lasciando in ombra la strumentaria medica
antica, con il pericolo di perdere competenze, professionalità e quanto di
buono è stato realizzato negli anni.
Data recensione: 01/10/2025
Testata Giornalistica: Nuova Antologia
Autore: Davide Orsini