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Una mostra appena chiusa e una serie di conferenze hanno fatto tornare in primo piano l’antico Ospedale di San Giovanni di Dio...

Una mostra appena chiusa e una serie di conferenze hanno fatto tornare in primo piano l’antico Ospedale di San Giovanni di Dio in Borgognissanti, che pur essendo chiuso da oltre quarant’anni conserva un inestimabile valore simbolico e affettivo per la comunità fiorentina.
La sua nascita si deve alla famiglia Vespucci. Fu nel lontano 1382 che Simone di Piero Vespucci fondò un ospedale dedicato a Santa Maria dell’Umiltà, dotato di una chiesetta e affidato per la gestione alla confraternita del Bigallo. La sua funzione di assistenza ebbe un tale successo che il Granduca Ferdinando I de’ Medici nel 1577 lo affidò agli agostiniani dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, o Fatebenefratelli, da cui prese il nome definitivo insieme alla sua specifica vocazione chirurgica. La sua instancabile attività fruttò nel tempo tali finanziamenti che ai primi del Settecento furono possibili grandi lavori di rinnovamento e decorazione, incorporando nella struttura anche le case dei Vespucci (compresa quella dove nel 1454 era nato Amerigo). Vennero così affreschi, stucchi, dipinti e nel 1735 lo scenografico vestibolo con l’avvolgente scalone a doppia rampa che lo rende un edificio unico. Un luogo dove la cura si affiancava alla bellezza.
Questa storia unica, fino al passaggio della proprietà al Comune nel 1982 e il trasferimento delle strutture sanitarie a Torregalli, è narrata oggi da un bel volume che è nato come catalogo della mostra ‘Ferri per curare’ da cui siamo partiti ma che è prezioso e godibilissimo in sé. Si intitola “San Giovanni di Dio: un ospedale da non dimenticare”, a cura di Esther Diana e Francesco M.Tonelli (Firenze, Polistampa, 2025). Una voce che si alza a difesa di un celebre e antico complesso che merita di trovare una nuova strada di valorizzazione.
Data recensione: 01/06/2025
Testata Giornalistica: Toscana Tascabile
Autore: Gloria Chiarini