La scena si apre su un giardino di Beverly Hills, Los Angeles. È quello di Sergei Rachmaninoff. Seduto al pianoforte...
Il 6 e il 7 dicembre l’opera sulla musica e la storia del
grande compositore
La scena si apre su un giardino di Beverly Hills, Los Angeles. È quello di Sergei
Rachmaninoff. Seduto al pianoforte, c’è Hershey Felder che veste i panni del
leggendario compositore per raccontare non solo la sua musica, ma anche la
storia di un uomo sradicato dalla propria terra d’origine. Al Teatro Niccolini,
di cui Felder è direttore artistico, arriva “Rachmaninoff e lo zar”, regia di
Trevor Hay e drammaturgia di Jerry Patch. Due date – venerdì 6 e sabato 7
dicembre – che sono anche le prime in Europa per un’opera teatrale che a Los
Angeles e a San Diego ha registrato intere settimane di sold-out e che, dopo la
tappa fiorentina, tornerà oltreoceano. Lo spettacolo ritrae Rachmaninoff in un
momento cruciale della propria esistenza. Sono i suoi ultimi giorni. Malato
terminale e sotto l’effetto della morfina per placare il dolore, il grande
pianista rivive, come in un sogno a occhi aperti, l’incontro di molti anni
prima con l’ultimo zar di Russia, Nicola II, e con la figlia dello zar, la
granduchessa Anastasia. Fuggito dalla Russia durante la rivoluzione del 1917,
il musicista si era stabilito negli Stati Uniti. Nel 1942, all’età di 68 anni,
ottenne la cittadinanza americana e comprò una casa a Beverly Hills. Morirà l’anno
successivo, senza riuscire a tornare nella sua amata Russia, pur considerandosi
fino alla fine un suddito dello zar. L’episodio che Felder mette in scena al
Niccolini (in lingua inglese con sopra-titoli in italiano) non è tra i noti
della vita di Rachmaninoff, ma è significativo per capire l’uomo. Sul palco, a
interpretare lo zar Nicola II c’è l’artista britannico-italiano Jonathan
Silvestri, che è stato anche il Cardinale Fonsalida nella serie HBO “Borgia”.
Felder, oltre a recitare, suona dal vivo alcune delle più amate composizioni di
Sergei Rachmaninoff, come il Preludio in do diesis minore, il Secondo concerto per
pianoforte, le Variazioni Paganini, i Preludi e alcune selezioni sinfoniche. «È
molto bello condividere con il pubblico la musica di un grande compositore, ma
sono convinto che anche le vicende personali siano importanti e interessanti» commenta
Felder che, proprio con questa formula del concerto recitato ha portato sui
palcoscenici dei grandi teatri le vite dei musicisti più celebri, a iniziare da
George Gershwin nel 1998 a Beethoven, Bernstein, Tchaikovsky, Debussy. La
programmazione del Niccolini, dopo l’esibizione del suo direttore creativo, proseguirà
il 18 dicembre con tre ospiti speciali: gli attori Helen Mirren e Michail
Baryšnikov, e il regista Taylor Hackford. Ad accomunare questi tre nomi è un
film cult: “White nights” (Il sole a mezzanotte), che quest’anno compie 40
anni. Le tre star saranno presenti in teatro e incontreranno il pubblico prima
della proiezione della pellicola che nel 1985, sul finire della Guerra Fredda, raccontò
la fuga di un ballerino russo dalla dittatura sovietica.
Data recensione: 03/12/2024
Testata Giornalistica: La Repubblica
Autore: Barbara Gabbrielli