Dopo il successo dei tre volumi intitolati “Prato com’era” Roberto Baldi torna a parlare della sua città con “C’era una volta Prato”...
Baldi “quattrini e ignoranza hanno sempre fatto a
rincorrersi a Prato”
Dopo il successo dei tre volumi intitolati “Prato com’era”
Roberto Baldi torna a parlare della sua città con “C’era una volta Prato”
(Carlo Zella Editore). Un mix di aneddoti e pensieri scritti con la consueta
abilità narrativa.
Con quali occhi osserva nel suo libro i cambiamenti avvenuti: con quelli
dell’attento cronista o con quelli un po’ nostalgici del cittadino doc?
“L’uno e l’altro connessi. Abbiamo imparato a tessere storia e cultura dentro
le nostre mura quattrocentesche con dentro l’odore dei frasami di un pianeta
laborioso. Mentre politica,
sindacalismo, impresa ed economia dialogavano fra loro, il telaio batteva la
notte, per tutte le notti dell’anno, nel cuore della città e ti rintronava la
testa e la gente che veniva da fuori era convinta che piovesse notte e giorno e
invece erano le spole che si seguivano ininterrottamente in una corsa a fare
che sembrava inarrestabile. Era la Prato
in cui sono vissuto come cronista, come medico, come comune cittadino vaso di
coccio fra la grande bellezza di Firenze e la ridente Pistoia, finché il 16
aprile 1992 ore 12 le campane delle chiese, quella della Risorta di Palazzo
Pretorio e le sirene della città suonarono a festa per la nascita della
provincia, la prima dell’Italia centrale per produttività”.
Tra quelli raccontati nel suo libro c’è un personaggio emblematico del
cambiamento fatto dalla città di Prato negli anni?
“Più di tutti Rodolfo Betti, cantore di Prato con cui ho scritto molti libri
che trasudavano tutti amore per una città in divenire. Mi aveva sorriso con gli
occhi l’ultima volta che ero andato a trovarlo, mentre la moglie Elita per
sollecitarne il risveglio gli faceva risuonare la canzone di fine rivista Buzzi
“Se Prato la un ci fosse” scritta a due mani da lui e Roberta Betti. Non aveva
più, rannicchiato in un letto a cancelli, il piglio deciso dell’arredatore,
scrittore, commediografo e attore che strapazzava e creava gli attori dal
nulla, come nelle riviste del Buzzi a cui si legò indissolubilmente”.
Tanti i personaggi della cultura: da Roberta Betti a Roberto Benigni, da
Francesco Nuti e Giuliano Gori. Prato ha davvero dato tanto alla cultura… ma i
pratesi ne hanno l’esatto sentore?
“Ci spregiavano come cenciaioli, assatanati di guadagno, perché eravamo
convinti che quattrini fuor di tasca e budella fuor del corpo son due cose che
si rimettono male a posto. “Porca miseria”. Quattrini e ignoranza hanno sempre
fatto a rincorrersi a Prato. Qualcuno comprava libri come arredo, qualcuno
firmava per “disteso” allungandosi sul divano, anziché per “esteso”. Poi arrivò
la Cultura (con la C maiuscola): riaprirono il Metastasio-leggenda, il
Politeama e la Sala Garibaldi. Là dove c’erano i garzi e le ramose, prospera
oggi la splendida biblioteca Lazzeriniana”.
La location la scelga lei: c’è un personaggio del passato che le piacerebbe
rincontrare per una chiacchierata?
“Da Baghino, il ristorante di Prato per antonomasia, faccia a faccia con
Edoardo Nesi lo scrittore attuale che più di tutti ha interpretato l’anima di una città che ha saputo cucire finalmente
la cultura alla fodera del lavoro”.
Data recensione: 04/10/2024
Testata Giornalistica: Il Giornale del Bisenzio
Autore: Bruno Santini