C’è stato un momento in cui qualcuno ha pensato che l’Arte, pura, incontaminata, potesse riscattare la pochezza del mondo...
C’è stato un momento in cui qualcuno ha pensato che l’Arte,
pura, incontaminata, potesse riscattare la pochezza del mondo. Una parentesi
tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 in cui questo sogno si tradusse in
carta stampata, in una rivista, “Convito”, in cui la “follia” culturale e
letteraria di D’Annunzio trovò la sponda intellettuale e finanziaria di Adolfo
de Bosis, e la collaborazione di compagni di viaggio straordinari come Pascoli
e Scarfoglio. Inutile prenderla a modello per i nostri tempi di crisi economica
e soprattutto di valori, come lo era quell’epoca segnata dallo scandalo della
Banca Romana, dalla caduta di Crispi e del suo governo, da una strisciante
delegittimazione del Parlamento. Non a caso Domenico Zanichelli ebbe a scrivere
all’onorevole Giosuè Carducci, che a “Convito” si avvicinò nel momento della
ideazione, salvo chiamarsi silenziosamente fuori in quello della pubblicazione.
“Non so come andranno a finire le cose – osserva Zanichelli – m mi pare che la
salvezza non possa venire dalla Camera. È necessario scioglierla se si vuole
che il paese non si disgusti definitivamente delle istituzioni rappresentative
e non invochi una dittatura”. Non è un caso, dunque, che alla riscoperta di
questa nicchia della nostra editoria colta sia dedicato Giovanni Morandi, che
ha saputo da sempre coniugare la sua raffinatezza e curiosità intellettuale con
l’osservazione e il racconto della quotidianità, in una carriera giornalistica e
di scrittore di straordinaria caratura. Il suo “Così nacque il Superuomo L’avventura
del “Convito” (Mauro Pagliai Editore 80 pagine euro 10)” è un boccone da
gustare tutto d’un fiato in questo mondo immerso nella ricerca dell’Arte e del
Bello, segnato dall’impronta di D’Annunzio, dalla poesia, dalla creatività.
Morandi racconta la nascita e la breve e straordinaria di “Convito” (1895-1907)
andando a ripescare corrispondenze, aneddoti, curiosità. Un lavoro approfondito,
guidato dalla curiosità del giornalista e in quanto tale certamente anche dallo
stupore nel raccontare la sede, il contesto fisico in cui “Convito” visse. Un appartamento
di Palazzo Borghese a Roma, “per l’esattezza quello che una volta era stato il
bagno di Paolina Borghese, la donna che Canova ritrasse ne ‘La Venere vincitrice’”.
Un gioiello di redazione che Ugo Ojetti visitò e di cui raccontò l’atmosfera. “Odor
d’incenso o di sandalo, luce mitigata da tende o da cortine, sete e velluti
alle pareti, cassapanche e tavole del rinascimento, divani profondi senza
spalliere con venti cuscini e in vecchie maioliche fuori dal lungo stelo, fasci
di rami fioriti”. In questa atmosfera alla fine rimase il solo De Bosis a
chiudere gli ultimi quattro numeri di una avventura che tanto piacque anche
alla Regina. La testimonianza che l’Arte può vivere anche di luce propria se
cammina sulle solide gambe di scrittori, artisti, poeti, pittori. L’Arte “come
ideologia”. Una sfida alla realtà. Il cui valore resta anche se racchiusa in
una parentesi.
Data recensione: 01/04/2024
Testata Giornalistica: Libro Aperto
Autore: Gabriele Canè