È scolpito nella memoria di ogni liceale o ex-liceale che si rispetti il «Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir...
Anniversari. Da Verrazzano, di nobile stirpe, già a vent’annianni
capì che il suo destino era navigare E lo slancio verso l’oltre lo portò fino alla
Baia di New York. La storia a 500 anni dall’impresa
È scolpito nella memoria di ogni liceale o ex-liceale che si rispetti il «Fatti
non foste a viver come bruti ma per seguir virtude e conoscenza» (Dante, Inferno, XXVI). E cioè l’appello che Ulisse
rivolge ai suoi compagni in prossimità delle fatali «colonne d’Ercole».E che è modellato
sulla materia prima dell’eroismo fisico e spirituale: il coraggio della sfida per
chi, uomo e non bruto, sente lo stimolo della curiositas, della voglia di scoprire e vedere, sapere e capire. Vada
come vada: e, per Ulisse, andrà male. Ma a misurare il rango di un navigatore
c’è questo impulso irresistibile a svelare i segreti del mondo; una ricerca che
è il senso di una vita, che ignora i divieti e che, se si conclude con uno smacco,
vale comunque da modello.
Giovanni da Verrazzano, nato a Greve in Chianti nel 1485 da nobile stirpe, capisce
già a vent’anni che il suo destino sta in questo slancio verso l’«oltre». Ma in
nome dell’humanitas ovvero dei valori
a cui è stato educato. Al punto che dai rari documenti biografici vien fuori l’immagine
di un raffinato conoscitore «de omni re scibili». Ed è proprio per questo che non
si rinchiude in biblioteca, ma vuol respirare in lungo e in largo. Vuole verificare
viaggiando. Al tempo dei Fenici, dei Greci, dei Romani il centro del mondo era il
Mediterraneo: ma il Mare nostrum si è «allargato» con le scoperte geografiche. Aprendosi
alle vastità dell’Oceano. Italiani in prima linea: il genovese Colombo, il veneziano
Caboto e il fiorentino Vespucci. E il nuovo mondo squaderna le sue meraviglie, con
i sovrani europei alla caccia di fulgide ricchezze e vasti domini. Dunque un buon
navigatore è una garanzia nel movimentato scenario geopolitico.
Da toscano avvezzo alla realtà, Giovanni – che già ha iniziato i suoi vagabondaggi
in Medio Oriente e in India – sa che deve fare i conti con le ambizioni dei potenti:
è una dura regola del mestiere di vivere. E di navigare. L’importante è mettersi
al servizio di un principe degno di questo nome: uno che non solo ben si destreggia
nelle leggi e nella armi, ma protegge le arti, individua le competenze e le valorizza.
Come il re di Francia Francesco I, che, memore di un italiano come Leonardo, vissuto
e osannato alla sua corte, ha fiducia in quest’altro italiano, in quest’altro toscano,
entrato al suo servizio nel 1522. E che è il tipo adatto per assicurargli nuove
glorie. La sua «immagine»ne ha bisogno. Infatti, dopo la scoperta dell’America nel
1492, le maggiori potenze europee – Spagna, Portogallo, Inghilterra – hanno messo
gli occhi sul Nuovo Mondo e tra loro è tutta una gara per accaparrarsi territori
e ricchezze. Francesco non può restare indietro e Giovanni, che già ha viaggiato
in lungo e in largo, ed è un tipo tosto, fa al caso suo. Ed ecco, nel 1523, l’incarico:
cercare un passaggio per raggiungere il Catai (termine con cui Marco Polo nel suo
Milione chiama la Cina) circumnavigando l’America da Nord mentre Magellano, al servizio
della Spagna, lo aveva fatto da Sud. L’obbiettivo è sempre quello: scoprire terre,
accaparrarsi ricchezze, conquistare prestigio. E i banchieri, come il fiorentino
Pietro Rucellai, finanziano l’impresa.
Verrazzano parte con quattro navi dal porto normanno di Dieppe. Ma si scontra con
la flotta spagnola e gliene resta solo una, la Dauphine. Però va avanti: lo vogliono
gli obblighi che si son presi e la curiositas
che lo anima da sempre. Così raggiunge Madera da dove, nel 1524, salpa per l’America.
L’equipaggio è composto da cinquanta uomini,i viveri servono per otto mesi, il viaggio,
tra l’infuriare delle tempeste, dura cinquantotto giorni. E poi si spalanca il Nuovo
Mondo con l’approdo a Cape Fear, nella Carolina del Sud, che battezza «Punta dell’Olivo».
Ne dà notizia a Francesco in una lettera dove descrive quei luoghi come affascinanti
e pieni di ogni ben di Dio. Di nuovo avanti: la Florida, la Georgia, poi il Nord,
le coste atlantiche, il fiume che chiamò «Vandôme» (il futuro Hudson), la Baia dove
oggi si trova la città di New York e dove incontra gente ornata di piume d’uccello.E
la navigazione continua sulla costa atlantica: Newport (che lui chiama «Porto del
Rifugio»), il Massachusetts, il Maine, la Nuova Scozia, il Canada. Ma i viveri scarseggiano
e torna in Francia. Si consolida intanto una vecchia idea di Vespucci: il Nuovo
Mondo è un vero e proprio continente.
Al pari di Ulisse, Verrazzano non ha pace se non naviga. L’avventura è un evento
interiore, un arricchimento dello spirito. Lui, da umanista, ama la lettura dei
libri ma i viaggi gli propiziano le lettura del Mondo. E quello Nuovo è una miniera
da dove si attingono sempre splendidi tesori. Così l’uomo di Greve riparte. La
prima meta è il Capo di Buona Speranza. Poi, il Brasile, passando per ll’Americal
Centrale, dalla parte delle Isole Bahamas. E qui si sprofonda nel mistero. Nel senso
che Giovanni sparisce, di lui non si sa più nulla. Il fratello Girolamo racconta
che gli indigeni lo hanno imprigionato e ucciso, e, da buoni cannibali, ne hanno
divorato il corpo. Ma altre testimonianze parlano di cattura da parte degli Spagnoli,
seguita da una sentenza di morte per il «Pirata».
Giovanni scompare anche dalla memoria storica che lo cancella per secoli. E si profonde
in omaggi per l’esploratore olandese Hudson che sulle coste atlantiche ci arriva
nel 1609. Vale la pena di prendersela? Sì, perché anche un altro fiorentino, Antonio
Meucci, scopritore del telefono, sarà «derubato». Cosa nota: l’inglese Alexander
Bell si mostrerà più rapido nel brevetto... Comunque oggi ha tutti gli onori come
scopritore della Baia di New York e come primo navigatore che costeggiò l’America
Settentrionale fino alla Nuova Scozia. Nel 1964 la Città di New York gli ha dedicato
il Ponte che congiunge Brooklyn a State Island, all’imbocco della Baia da lui scoperta.
E a Greve un monumento lo eterna: bello, forte, indomito, con lo sguardo che, da
quello spicchio di Toscana, si apre al mondo.
Data recensione: 02/01/2024
Testata Giornalistica: Corriere fiorentino
Autore: Mario Bernardi Guardi