chiudi

Gabriella Sobrino si commuove parlandone: il premio Viareggio è quaranta anni della sua vita. Eppure, nel suo libro scritto insieme a Francesca Romana De Angelis, la segretaria del premio si ferma al 2004, quando fu eletto

In un libro tutte le polemiche tenute nascoste per 40 anniGabriella Sobrino si commuove parlandone: il premio Viareggio è quaranta anni della sua vita. Eppure, nel suo libro scritto insieme a Francesca Romana De Angelis, la segretaria del premio si ferma al 2004, quando fu eletto presidente Enzo Siciliano e lei se ne andò, sostituita alla segreteria da Alba Donati.Lei dice si dimise spontaneamente, che Siciliano le chiese di restare come membro della giuria per un anno, per aiutarlo a raccogliere la pesante eredità di Garboli e a traghettare il Viareggio verso una nuova era, e lei accettò solo a patto, un anno dopo, di andarsene. Ma quando scoprì di essere molto malato, Enzo Siciliano pare si raccomandasse di nuovo alla Sobrino: resta. Lei rispose di no, e confermò le sue dimissioni.I maligni la raccontano diversamente: Siciliano aveva la sua corte da imporre. Corte che poi si è dimessa in massa dopo la più che turbolenta edizione dello scorso anno sotto la presidenza di Rosanna Bettarini. Che, pare già la prossima settimana, potrebbe annunciare la composizione della nuova giuria, e anche la nuova segretaria del premio. Ma Gabriella Sobrino lancia ai viareggini un accorato appello: attenti, il premio letterario più prestigioso d’Italia è in pericolo.“Spero – ha dichiarato – che il Viareggio riprenda il suo corso, è un momento molto critico per i premi letterari: non va bene lo Strega, zoppica il Campiello, e il Viareggio deve tornare ad essere il faro della cultura italiana. Perché questo avvenga, perché il premio recuperi lo sprint che ha perso, bisogna che intervengano i viareggini con la loro curiosità, che riprendano a sentirlo proprio, come quando i ragazzi andavano a caccia dell’autografo degli scrittori o prendevano il gelato con i giurati. Oggi non accade più. I viareggini non amano più il loro premio – conclude la Sobrino – E del resto il premio deve saper conquistare il suo pubblico, come sapevano fare Rèpaci, Sapegno e Garboli”.Ma allora, viene da chiedersi, se il Viareggio è in pericolo è colpa dei viareggini o di chi porta avanti il premio?
Risponde con chiarezza Cristina Boncompagni, l’assessore alla cultura di Viareggio: “Non c’entrano né presidenti, né giurie né viareggini: viviamo in un’epoca di grande declino culturale”, dice, ma poi aggiunge: “Non c’è bisogno di feste danzanti e di autografi e gelati con gli scrittori per risollevare il premio, ma di incontri nelle scuole, che ci sono stati e hanno sempre avuto successo, e soprattutto di grandi personaggi e grandi libri. Garboli è il mio presidente di elezione. Con lui il Viareggio ha sempre avuto l’eco che meritava. Se il presidente e i giurati sono di grande qualità, il Viareggio decolla eccome”.
Data recensione: 24/02/2008
Testata Giornalistica: Il Tirreno
Autore: David Fiesoli