chiudi

Dei soggiorni viareggini Ungaretti amava il “divino caciucco”, come lo chiamava, e soprattutto la splendida voce di Mina che cantava alla Bussola, a quel tempo uno dei più celebri ritrovi versiliesi. Una sera, dopo averlo

Qui di seguito uno stralcio tratto dal libro «Storie del Premio Viareggio» di Gabriella Sobrino Dei soggiorni viareggini Ungaretti amava il “divino caciucco”, come lo chiamava, e soprattutto la splendida voce di Mina che cantava alla Bussola, a quel tempo uno dei più celebri ritrovi versiliesi. Una sera, dopo averlo riconosciuto, Mina era scesa in platea, lo aveva abbracciato e si era seduta accanto a lui pregandolo di recitare dei versi. Rosso di piacere Ungaretti aveva acconsentito subito e, quando Mina era risalita sul palco per riprendere a cantare, si era voltato trionfante verso di noi dicendo: «Chissà quando lo saprà Montale!». Neanche in quell’occasione aveva dimenticato il poeta-rivale. Tanto era sanguigno, passionale, facile all’ira Ungaretti, tanto Montale era discreto, taciturno, distante. E nessuno dei due riusciva a celare il fastidio che provava per l’altro. Nelle riunioni il commento preferito di Ungaretti agli interventi di Montale era: «Certo che non capisce proprio niente di poesia!» e non sempre lo diceva a bassa voce. Montale da parte sua, imperturbabile con il suo sigaro in bocca, non gli rivolgeva mai la parola e non lo degnava di uno sguardo.
Data recensione: 24/02/2008
Testata Giornalistica: QN
Autore: ––