Il giornalista e scrittore Carlo Casalegno nacque il 15 dicembre 1916 a Torino, dove studiò al liceo classico Massimo d’Azeglio. Di idee antifasciste e liberali, entrò nella Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Torino nel 1934 e si laureò con una tesi su Georges Duhamel, con il professor Ferdinando Neri, lo stesso con cui si erano laureati Pavese e Ginzburg. Fondamentale fu per lui l’incontro con lo storico delle religioni e del Risorgimento Luigi Salvatorelli, di cui nel 1940 sposò la figlia Annamaria, che morì già nel 1948 e che gli aveva dato nel 1944 il figlio Andrea, militante convinto di Lotta Continua. L’incontro di Carlo Casalegno con Salvatorelli condizionò i suoi interessi per la politica internazionale, per i rapporti tra stato e chiesa e per la storia del Risorgimento.
Nel 1942 Casalegno fondò a Torino insieme ad Alessandro Galante Garrone un primo nucleo del Partito d’Azione. I bombardamenti di Torino del novembre 1942 lo costrinsero a sfollare a Pecetto, sulla collina Torinese, in casa delle sorelle Anna e Clara Bovero, con le quali dette vita alla rivista «La tavola rotonda. Alla caduta del fascismo entrò nella Resistenza, occupandosi dell’organizzazione dei giovani e della stampa clandestina, collaborando a Gioventù d’azione e scrivendo opuscoli.
Tra il 1945 e il 1946 fu redattore del quotidiano del Partito d’Azione, «GL». Qui scoprì la sua vocazione per il giornalismo e cominciò a collaborare a periodici legati alla sua esperienza di azionista come il settimanale «Giustizia e libertà». Abbandonò quindi il posto di professore di italiano e latino al liceo Palli di Casale Monferrato e, dopo un breve periodo alla redazione del «Popolo» di Torino, nel 1948 iniziò a lavorare al quotidiano «La Stampa». Collaborò per vent’anni al mensile «Resistenza», di cui fu anche direttore dal 1952 al 1955, e ai settimanali «Incom» e «Panorama».
Quando, alla fine del 1968, Alberto Ronchey subentrò nella direzione della «Stampa» a Giulio De Benedetti, il nuovo direttore dette a Casalegno la possibilità di farsi conoscere al grande pubblico come commentatore di politica interna. Nel febbraio 1969 inaugurò la rubrica settimanale Il nostro Stato, in cui scrisse molti articoli su questioni di attualità quali il divorzio, la laicità dello Stato e in particolare il terrorismo, chiedendo sempre la massima fermezza nell’applicare le leggi ordinarie già esistenti per combattere quel fenomeno e impedire che trovasse appoggi nella società civile. Egli rigettava l’idea del ricorso a leggi speciali per conseguire questo scopo, in quanto temeva che una simile iniziativa avrebbe potuto generare una spirale di violenza. Nel 1971 fu tra i pochi giornalisti che presero le difese del prefetto Libero Mazza, autore di un rapporto riservato in cui con toni allarmanti descriveva come violenta tutta la sinistra extraparlamentare di Milano.
Nel 1976 si aprì a Torino il processo alle Brigate Rosse, che vedeva tra i suoi principali imputati Renato Curcio. Tale processo si protrasse in un clima eccezionalmente grave, culminato con l’uccisione dell’avvocato Fulvio Croce, che aveva preso la difesa d’ufficio dei brigatisti, e proseguì con la rinuncia in massa dei cittadini chiamati a comporre la giuria popolare. In questo contesto, Casalegno coi suoi articoli esortava ognuno a non indietreggiare di fronte al terrorismo e a fare la propria parte.
Il 29 novembre 1977Carlo Casalegno fu il primo giornalista italiano ad essere assassinato dalle Brigate Rosse.
Il giornalista e scrittore Carlo Casalegno nacque il 15 dicembre 1916 a Torino, dove studiò al liceo classico Massimo d’Azeglio. Di idee antifasciste e liberali, entrò nella Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Torino nel 1934 e si laureò con una tesi su Georges Duhamel, con il professor Ferdinando Neri, lo stesso con cui si erano laureati Pavese e Ginzburg. Fondamentale fu per lui l’incontro con lo storico delle religioni e del Risorgimento Luigi Salvatorelli, di cui nel 1940 sposò la figlia Annamaria, che morì già nel 1948 e che gli aveva dato nel 1944 il figlio Andrea, militante convinto di Lotta Continua. L’incontro di Carlo Casalegno con Salvatorelli condizionò i suoi interessi per la politica internazionale, per i rapporti tra stato e chiesa e per la storia del Risorgimento.
Nel 1942 Casalegno fondò a Torino insieme ad Alessandro Galante Garrone un primo nucleo del Partito d’Azione. I bombardamenti di Torino del novembre 1942 lo costrinsero a sfollare a Pecetto, sulla collina Torinese, in casa delle sorelle Anna e Clara Bovero, con le quali dette vita alla rivista «La tavola rotonda. Alla caduta del fascismo entrò nella Resistenza, occupandosi dell’organizzazione dei giovani e della stampa clandestina, collaborando a Gioventù d’azione e scrivendo opuscoli.
Tra il 1945 e il 1946 fu redattore del quotidiano del Partito d’Azione, «GL». Qui scoprì la sua vocazione per il giornalismo e cominciò a collaborare a periodici legati alla sua esperienza di azionista come il settimanale «Giustizia e libertà». Abbandonò quindi il posto di professore di italiano e latino al liceo Palli di Casale Monferrato e, dopo un breve periodo alla redazione del «Popolo» di Torino, nel 1948 iniziò a lavorare al quotidiano «La Stampa». Collaborò per vent’anni al mensile «Resistenza», di cui fu anche direttore dal 1952 al 1955, e ai settimanali «Incom» e «Panorama».
Quando, alla fine del 1968, Alberto Ronchey subentrò nella direzione della «Stampa» a Giulio De Benedetti, il nuovo direttore dette a Casalegno la possibilità di farsi conoscere al grande pubblico come commentatore di politica interna. Nel febbraio 1969 inaugurò la rubrica settimanale Il nostro Stato, in cui scrisse molti articoli su questioni di attualità quali il divorzio, la laicità dello Stato e in particolare il terrorismo, chiedendo sempre la massima fermezza nell’applicare le leggi ordinarie già esistenti per combattere quel fenomeno e impedire che trovasse appoggi nella società civile. Egli rigettava l’idea del ricorso a leggi speciali per conseguire questo scopo, in quanto temeva che una simile iniziativa avrebbe potuto generare una spirale di violenza. Nel 1971 fu tra i pochi giornalisti che presero le difese del prefetto Libero Mazza, autore di un rapporto riservato in cui con toni allarmanti descriveva come violenta tutta la sinistra extraparlamentare di Milano.
Nel 1976 si aprì a Torino il processo alle Brigate Rosse, che vedeva tra i suoi principali imputati Renato Curcio. Tale processo si protrasse in un clima eccezionalmente grave, culminato con l’uccisione dell’avvocato Fulvio Croce, che aveva preso la difesa d’ufficio dei brigatisti, e proseguì con la rinuncia in massa dei cittadini chiamati a comporre la giuria popolare. In questo contesto, Casalegno coi suoi articoli esortava ognuno a non indietreggiare di fronte al terrorismo e a fare la propria parte.
Il 29 novembre 1977Carlo Casalegno fu il primo giornalista italiano ad essere assassinato dalle Brigate Rosse.