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La rivoluzione toscana del 1859
L’unità d’Italia e il ruolo di Bettino Ricasoli. Atti del convegno internazionale di studi. Firenze, 21-22 ottobre 2010

Polistampa, 2012

A cura di:

Giustina Manica

Pagine: 384

Caratteristiche: br.

Formato: 17x24

ISBN: 978-88-596-1037-3

Collana:

Comitato Nazionale per le celebrazioni del Bicentenario della nascita di Bettino Ricasoli | Studi e Fonti , 4

Settore:

DSU1 / Storia

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Questo volume raccoglie gli atti del convegno La rivoluzione toscana del 1859. L’unità d’Italia e il ruolo di Bettino Ricasoli tenutosi a Firenze il 21-22 ottobre 2010 (contributi di Giustina Manica, Sandro Rogari, Giovanni Cipriani, Zeffiro Ciuffoletti, Cosimo Ceccuti, Pier Luigi Ballini, Antonio De Ruggiero, Christian Satto, Thomas Kroll, Jérôme Grévy, Gigliola Sacerdoti Mariani, Fulvio Conti, Simone Visciola, Gabriele Paolini, Romano Paolo Coppini, Fabio Bertini, Marco Pignotti, Alessandro Volpi).
Come sottolinea Giustina Manica nella relazione introduttiva, la riorganizzazione amministrativa del Regno fu uno dei primi problemi che la Destra storica dovette affrontare nei mesi successivi all’annessione dei Ducati, delle Legazioni e della Toscana: “man mano che si procedeva con le annessioni ci si rese conto che le leggi piemontesi non sempre erano adatte a territori così disomogenei”. Per questo motivo fu istituita una Commissione temporanea di legislazione presso il Consiglio di Stato, voluta dal ministro dell’Interno Farini che ne inaugurò i lavori il 13 agosto 1860. La Commissione aveva il compito di studiare un nuovo ordinamento amministrativo che tenesse conto delle diversità di condizioni dei territori del Regno: “vuolsi dunque considerare, da un lato, quali siano le vere condizioni della società civile italiana, e dall’altro lato quale sia il fine a cui si intende, per fare giusto concetto del problema che a noi tocca risolvere. Esso consiste, per mio avviso, nel coordinare la forte unità dello stato coll’alacre sviluppo della vita locale, colla soda libertà delle provincie, dei comuni e dei consorzi, e colla progressiva emancipazione dell’insegnamento, della beneficenza e degli istituti municipali e provinciali dai vincoli della burocrazia centrale”. Farini proponeva, dunque, uno stato diviso in regioni, province, circondari, mandamenti e comuni. La sua proposta fu in seguito ripresa e approfondita da Minghetti che lo sostituì, il 31 ottobre 1860, nella carica di ministro dell’Interno. Il 29 ottobre 1860 Cavour scrisse al deputato inglese Edwin James: “Minghetti sta preparando una legge che deve estendere maggiormente i principi del self-government alle provincie e ai comuni. Anche in questa maniera noi cerchiamo di ottenere con mezzi diversi i risultati medesimi che voi avete ottenuto in Inghilterra, la terra classica della libertà”. Il suo progetto, difeso strenuamente fino alla fine, di lì a poco sarà messo da parte a favore dell’accentramento amministrativo.