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Scrivo a te come guardandomi allo specchio
Lettere a Pasolini (1954-1975)

Polistampa, 2009

A cura di:

Daniele Fioretti

Pagine: 216

Caratteristiche: br.

Formato: 17x24

ISBN: 978-88-596-0510-2

Collana:

Il Diaspro | Epistolari, 12

Settore:

L1 / Studi, storia della letteratura

L7 / Epistolari

Vedi:

Pier Paolo Pasolini

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Il corpus delle lettere che Paolo Volponi scrive a Pier Paolo Pasolini fra il 1954 e il 1975 rappresenta un documento di grande importanza, attraverso cui è possibile ricostruire lo sviluppo dell’opera poetica volponiana nel cruciale passaggio da una fase in cui sono ancora predominanti (per usare un’espressione dello stesso Volponi) le suggestioni post-ermetiche a un’altra in cui si fa sentire l’influenza di Pasolini e, più in generale, del neo-sperimentalismo di «Officina». Il risultato sarà la pubblicazione nel 1960 della raccolta Le porte dell’Appennino e il primo importante riconoscimento con la vittoria del Premio Viareggio. Oltre che mediatore con l’ambiente culturale romano (Bertolucci, Bassani, Moravia, Morante, Gadda), Pasolini è in questi anni una figura centrale per Volponi, amico e maestro al tempo stesso a cui sottopone le proprie poesie e richiede pareri e consigli. La presenza di stesure preparatorie e intermedie di alcuni testi poetici allegati alle lettere consentono di ripercorrere l’itinerario variantistico di numerosi componimenti presenti ne Le porte dell’Appennino e di valutare appieno la portata dei cambiamenti intervenuti.
Le lettere raccolte nel presente volume consentono inoltre di valutare l’influenza esercitata da Pasolini non soltanto sulla produzione poetica ma anche sulla nascita e sullo sviluppo della narrativa volponiana, a partire da Memoriale (1962) fino al dissidio in occasione della stesura e della pubblicazione di Corporale (1974) la cui prosa torrenziale, ad altissimo tasso di figuralità e di metaforicità, tende a invadere anche il campo epistolare, soprattutto a partire dal 1972. Infine, le lettere che Volponi indirizza a Pasolini sono testimonianza di una grande affinità fra i due autori, sia umana sia intellettuale, frutto di un’amicizia profonda e di una comunanza di opinioni (rispetto alla politica e alla società) che solo la morte di Pasolini potrà interrompere.

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