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La linea del tempo
Fatti d’arte e di storia nella Firenze del Seicento

Polistampa, 2007

Pagine: 80

Caratteristiche: ill. b/n, br.

Formato: 15x21

ISBN: 978-88-596-0223-1

Collana:

Quaderni del Servizio Educativo, 18

Settore:

A1 / Storia dell’arte

DSU1 / Storia

L1 / Studi, storia della letteratura

€ 5,10

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Quantità:
I fatti d’arte e di storia riportati in questo quaderno si susseguono in una puntuale cronologia che va dal 1600 quando, su commissione del letterato Baccio Valori, iniziano i lavori su tre antichi edifici posti in borgo degli Albizi, Bernardino Poccetti affresca nove lunette nel chiostro del convento di S. Maria degli Angeli, Bernardino Gafurri e Jacques Bilivelt terminano il commesso in pietre dure rappresentante in ovale la Piazza della Signoria vista a partire dal monumento equestre di Cosimo I, mentre il 12 settembre dello stesso anno viene donato alla chiesa della SS. Annunziata il paliotto in argento disegnato e realizzato dall’orafo di corte Egidio Leggi su commissione del granduca – fino al 1700, anno in cui su disegno di Antonio Maria Ferri si erige il convento di S. Francesco di Sales, Piero Dandini inizia ad affrescare la cupola della cappella maggiore di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi e Antonio Domenico Gabbiani affresca l’Apoteosi di Ercole nella galleria di Palazzo Corsini sul lungarno.
Completa l’opera un’antologia di scritti in cui Francesco Bocchi illustra le bellezze della tribuna degli Uffizi e del giardino di Boboli, Giovanni Cinelli descrive le pietre dure che adornano la Cappella dei Principi, Ferdinando Leopoldo Del Migliore illustra le memorie e le gesta di Firenze impresse nei monumenti cittadini e racconta curiosità sulla loggia del pesce, mentre Raffaello del Bruno parla degli argenti della Santissima Annunziata e delle incrostazioni preziose nella cappella Corsini al Carmine, Filippo Baldinucci delle terrazze della chiesa di San Gaetano, Lodovico Antonio Giamboni elenca i precetti per la festa della Natività, Gaetano Pieraccini riporta la lettera inviata l’8 gennaio 1680 dalla granduchessa Margherita Luisa d’Orléans a suo marito Cosimo III de’ Medici ed infine viene trascritto il testo dell’abiura pronunciata da Galileo Galilei nel 1633 a seguito della sentenza emessa nel convento di S. Maria sopra Minerva.

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