Fernando Botero
Nasce a Medellìn, sulle Ande colombiane, il 19 aprile 1932. Nel 1948 espone per la prima volta nella città natale e comincia a collaborare come illustratore col principale giornale di Medellìn. Si trasferisce successivamente a Bogotà, dove subisce l’influenza della scuola muralista messicana (Sigueiros, Orozco). Grazie alla vincita del secondo premio al IX Salone artisti colombiani, riesce a partire per l’Europa; a Madrid si iscrive all’Accademia San Fernando. Contemporaneamente si procura da vivere dipingendo copie di quadri famosi del Prado. Un anno dopo si trasferisce a Parigi ma rimane deluso dall’avanguardia francese. Negli anni 1953-54 raggiunge l’Italia e si iscrive all’Accademia di San Marco di Firenze. Segue le lezioni di Roberto Longhi e si appassiona al Rinascimento italiano. Nel 1955-56 ritornato a Bogotà, espone i lavori realizzati in Italia nella sede della Biblioteca Nazionale, ma viene aspramente attaccato dalla critica. L’anno successivo allestisce la sua prima personale negli Stati Uniti. Nel 1958, a ventisei anni, viene nominato professore di pittura all’Accademia d’arte di Bogotà (incarico che terrà fino al 1960) e comincia ad ottenere consensi anche nel suo paese. La mostra che viene organizzata in quegli anni a Washington riscuote un successo strepitoso. Nel 1960, contestato come rappresentante della Colombia alla II Biennale del Messico, abbandona il suo paese e si trasferisce a New York, dove la sua successiva mostra viene aspramente criticata. Negli anni successivi si appassiona all’arte di Rubens e realizza diversi dipinti ispirati al grande maestro fiammingo. Nel 1966 organizza esposizioni (in Germania e negli USA) che ottengono un notevole successo. Tra il 1967 e il 1970 viaggia tra Colombia, New York ed Europa. È il periodo dei Durerboteros, una serie di grandi disegni a carboncino ispirati alla pittura di Dürer. Nel 1970 si apre in Germania una grande mostra itinerante in cinque musei, comprendete più di 80 opere. Nel 1973 perde il figlio Pedro di quattro anni in un incidente stradale. Dedicherà in seguito molte opere alla memoria e all’immagine del figlio. Nello stesso anno lascia New York per Parigi e inizia a realizzare le prime sculture. A partire dal 1976, insieme alla nuova moglie Sophia Vari, comincia a trascorrere parte dell’anno a Pietrasanta (Lucca), famosa per le sue cave di marmo, dove lavora alle sue sculture per alcuni mesi all’anno. Espone nei più grandi musei del mondo, dedicandosi sempre di più alla scultura.
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