Silvestro Lega
Silvestro Lega nacque a Modigliana (appennino tosco-romagnolo) l’8 dicembre 1826 da famiglia agiata e numerosa. Nonostante il progressivo deperire delle risorse patrimoniali la vocazione artistica di Silvestro non fu trascurata, poiché fu proprio il padre nel ’44 a condurlo a Firenze, dove s’iscrisse all’Accademia di Belle Arti, dove seguì i corsi di Servolini, Gazzarrini e Bezzuoli. Nel 1844 prese a frequentare lo studio di Luigi Mussini e in seguito la scuola che questi tenne col pittore svizzero Sturler. Passò poi nello studio di Antonio Ciseri che lo incoraggiò a dipingere il suo primo quadro, Incredulità di San Tommaso (Modigliana, Ospedale Civile). L’educazione accademica con profonde radici puriste formò la solida struttura della produzione successiva, evidente sin dalle prime due lunette per l’oratorio della Madonna del Cantone di Modigliana (1858-1859) e dal quadro con Bersaglieri che conducono prigionieri austriaci (esposto alla Promotrice di Firenze del 1861). Con Imboscata di bersaglieri italiani in Lombardia, presentato nel 1861 a Firenze, alla prima Esposizione Nazionale Italiana (oggi noto solo attraverso i bozzetti), nella composizione rigorosamente definita dalla luce e dal contrasto cromatico si mostrava già in sintonia con le ricerche macchiaiole. Nel decennio seguente si apriva la stagione più felice dell’artista, ospitato dalla famiglia Batelli nella casa lungo l’Affrico, dove fu impegnato nelle ricerche en plein air con Signorini, Abbati, Borrani e Sernesi, che diedero vita alla scuola di Piacentina. Prostrato a causa di alcune disgrazie, continuò tuttavia a lavorare a temi di intimità domestica come Le bambine che fanno le signore, che gli valse riconoscimenti alle mostre di Parma del 1870 e di Vienna del 1873. La subentrata crisi spirituale, unita ad una grave malattia agli occhi, lo distolse per qualche anno dalla pittura. Recuperò vigore nell’impegno per la Galleria Lega-Borrani e poté trovare serenità d’ispirazione presso la famiglia Tommasi, di cui fu spesso ospite a Bellariva, nei sobborghi di Firenze, e nella villa di Crespina vicino Pisa. Maestro di Angelo e di Adolfo Tommasi, aperto alle novità della pittura d’oltralpe, cominciò a essere un riferimento importante per i giovani artisti attivi di Firenze e Livorno. La sua pittura assunse espressioni più mosse e cromaticamente risentite in quadri che ebbero spesso per soggetto contadine intente al lavoro o signore ritratte nei loro giardini. Dal 1886 trascorse lunghi periodi al Gabbro, presso la fattoria dei Bandini a Poggio Piano, nella campagna dell’entroterra livornese. Preso dalla bellezza dei luoghi e dal nuovo clima affettivo, dipinse studi di paese, figure di contadine e ritratti delle sue ospiti. Muore a Firenze nel 1895.
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