Pietro Gentili

Pietro Gentili (San Vito Romano 1932-2008) ha vissuto e lavorato a Firenze, Milano e Roma. Per la propria ricerca spirituale e artistica ha tratto ispirazione ed energia dai lunghi soggiorni all’estero (Stati Uniti e Francia i più importanti) e dalle numerose esperienze in India, Persia e Palestina, per citarne alcune. Verso la metà degli anni sessanta il suo lavoro si sviluppa nell’ambito delle teorie artistiche legate alla Gestaltpsycologie e incentrate sul progetto di una nuova immagine del mondo e della società, sul filo di una razionalità organica e strutturale. Ma la sua impostazione concettuale si pone fin da subito al di là della logica, legandosi all’astrazione mistica antirazionale ispirata dalle filosofie orientali, in particolare da quelle Zen. In linea con lo spiritualismo simbolico, la sua opera è ricca di colori solari, quintessenziali: spiccano fra tutti l’arancio e l’oro, quest’ultimo simbolo di purezza, di intelligenza e legato all’alchimia e all’astrologia. Altra sua caratteristica è l’uso dello specchio, strumento che rappresenta una sorta di “doppio”, di passaggio verso uno spazio “al di qua” della nostra realtà, portato sulla tela in forma di piccoli cerchi e sequenze a spirale. Seguendo lo stesso tipo d’ispirazione, Gentili ha realizzato anche gioielli in argento arricchiti da cerchietti, lenti concave o convesse riflettenti; oppure in tela colorata, presentati nelle sfilate di Germana Marucelli, straordinaria stilista italiana. I suoi ultimi lavori virano verso studi teosofici e astrologici, legati sempre più alle simbologie astrali e popolati da presenze angeliche (di cui restano sulla tela simboliche parvenze di ali formate da piume di polvere dorata), fuochi visivi concentrici e specchietti circolari come simboli araldici e magico-esoterici.

Foto di Nik Spatari (1974)

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