Il
Miramondo, la più vasta mostra antologica della produzione fotografica di
Fosco Maraini, rende accessibile al grande pubblico lo straordinario
repertorio di immagini offerte dall’obbiettivo di Maraini.
La
mostra è stata inaugurata il 25 novembre 1999 al Museo Marini di Firenze.
Antropologo, orientalista, scrittore, fotografo, Fosco Maraini ha raccolto
nel corso dei suoi lunghi viaggi una eccezionale documentazione visiva,
dal Tibet degli anni Trenta al Meridione italiano degli anni Cinquanta,
dal Karakorum e dall’Hindu-Kush al Giappone, dall’Asia minore a quella
maggiore.
Quattrocento
immagini in bianco e nero e a colori presentano il suo sguardo sull’uomo e
sul mondo in un gioco di accostamenti di situazioni umane e ambientali in
latitudini e longitudini assai diverse. Ne deriva, oltre a un’inedita e
"autografa" presentazione dell’opera di Maraini,
un’originalissima visione dell’uomo e della natura, tale da indurre
scoperte e sorprendenti riflessioni sul nostro pianeta e sull’universo.
La
selezione, curata da Cosimo Chiarelli in stretta collaborazione
con lo stesso Maraini, percorre alcuni "universi
tematici"
paradossi,
sorprese, allegrie
luoghi,
climi, orizzonti
volti,
gesti, profili
strade,
incontri, occasioni
fedi,
riti, speranze
e
prevede una sezione specifica, Firenze Kyoto, che riguarda il
lavoro più recente concepito da Maraini: un inedito percorso
iconografico parallelo delle due città.
La
mostra rappresenta uno dei primi significativi appuntamenti del
Centro Vieusseux-Asia, sorto in base alla recente acquisizione da
parte del Gabinetto G.P. Vieusseux, grazie all’Ente Cassa di
Risparmio di Firenze, della biblioteca orientale (7.500 volumi) e
della fototeca (25.000 immagini) di Fosco Maraini.
Aperta
fino al 6 febbraio 2000, dopo Firenze, Fosco Maraini. Il
Miramondo. Sessanta anni di fotografia avrà una circolazione
nazionale e internazionale e, nell’arco del triennio 2000-2002,
sarà allestita in importanti città e centri culturali.
Antropologo,
orientalista, scrittore, fotografo. Nessuna di queste categorie, presa
singolarmente, può rendere completa ragione del lavoro di Fosco Maraini,
se non forse l’ultima, che in fondo le richiama tutte. Ma ancora di più,
per il suo entusiasmo cognitivo, Maraini ricorda uno di quei viaggiatori
ottocenteschi che muovevano verso l’ignoto allo scopo di osservare,
studiare, documentare e riportare conoscenze. Nella sua opera questa
ricerca che ha lontane origini si fonde felicemente con le inquietudini e
le sensibilità del nostro tempo.